Tiroide e vitamina D

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In questo articolo vediamo cos’è la vitamina D, a cosa serve e perché è così importante.

La vitamina D è in parte ricavata dalla dieta ma viene principalmente sintetizzata dalla pelle a partire dalla pro-vitamina D3 grazie all’azione dei raggi solari. Affinché ciò avvenga ci si deve esporre direttamente al Sole per almeno 10 minuti al giorno, senza mettere alcuna crema protettiva sulla pelle e lasciando scoperte braccia, gambe, mani o viso.

La vitamina D3 subisce diversi cambiamenti una volta immessa in circolo, prima nel fegato e poi nei reni, prima di trasformarsi nella forma biologicamente attiva. Ecco perché è considerata più un ormone steroideo che una vitamina.

Si stima che una grande parte della popolazione mondiale sia carente di vitamina D a causa del moderno stile di vita che costringe le persone a passare molto tempo al chiuso. Anche quando ci si espone al Sole si usano creme solari, cappelli e ombrelloni che proteggono dalle scottature ma limitano anche l’assorbimento della luce. In più, la paura degli effetti avversi dell’esposizione solare (cancro alla pelle, rughe, macchie, ecc.) è spesso un deterrente all’esposizione diretta. Inoltre, le differenze stagionali, di latitudine, ore del giorno in cui ci si espone alla luce, pigmentazione della pelle ed età influenzano l’assorbimento di questa vitamina.

Ulteriori fattori di rischio che pregiudicano la capacità di assorbire e sintetizzare la vitamina D sono l’obesità, le situazioni che provocano malassorbimento del grasso (interventi chirurgici, pancreatite cronica, cirrosi epatica, morbo celiaco, morbo di Chron, fibrosi cistica, ecc.), l’assunzione di certi farmaci (come gli steroidi) e la stanchezza surrenale. In più pare che alcuni individui siano geneticamente predisposti al malassorbimento della vitamina D a livello cellulare.

A cosa serve la vitamina D

La vitamina D regola la crescita cellulare ed è necessaria per il metabolismo del calcio, essendo la vitamina che lo trasporta nel circolo sanguigno; pertanto è fondamentale per il trofismo di ossa e denti. Inoltre, gioca un ruolo fondamentale nel mantenimento dello stato ottimale del sistema immunitario; in particolare, secondo alcune ricerche, sembra essere la vitamina chiave per la modulazione immunitaria. Scarsi livelli di vitamina D sono associati a numerose malattie cronico-degenerative fra cui cancro e malattie autoimmuni come quelle della tiroide (morbo di Basedow / tiroidite di Hashimoto), l’artrite reumatoide, il lupus, la fibromialgia, la sclerosi multipla e il diabete mellito.

Non tutte le persone carenti di vitamina D hanno una malattia autoimmune, tuttavia molti pazienti autoimmuni hanno una carenza più o meno grave di vitamina D. Questo perché la vitamina D ha un effetto regolatore sulle cellule del sistema immunitario, in particolare riduce le cellule produttrici di auto-anticorpi.

La vitamina D è utile per prevenire il cancro e per aiutare il miglioramento delle malattie autoimmuni, diabete insulino-dipendente e sclerosi multipla. Supplementare vitamina D a dosaggi adeguati previene o riduce gli effetti dell’attacco autoimmune. La vitamina D riduce inoltre il progredire del cancro alla tiroide in fase avanzata. La vitamina D modula anche l’umore e le emozioni e si crede che chi soffre di depressione stagionale abbia una carenza di vitamina D nel periodo invernale.

I sintomi principali della carenza di vitamina D si manifestano a livello osseo, con un indebolimento delle ossa e dei denti. Si presenta anche un incremento dell’attività delle paratiroidi (ghiandole adibite al controllo dei livelli di calcio nell’organismo), che producono più ormoni (iperparatiroidismo).

L’ipertiroidismo non trattato può, nel tempo, provocare una notevole perdita di massa ossea, così come l’ipotiroidismo curato con una quantità eccessiva di T4, soprattutto dopo la menopausa. La situazione è ancora più preoccupante se sono presenti fattori di rischio dell’osteoporosi fra cui: essere donna di razza caucasica, avere il diabete, fumare e avere una storia familiare di osteoporosi.

Vitamina D, dieta e stile di vita

Gli alimenti che contengono vitamina D sono: alcuni tipi di latte e yogurt (quelli arricchiti con vitamine), formaggio e pesce (soprattutto salmone selvatico). Questi alimenti non vanno però consumati in dosi eccessive solo per ottenere la vitamina D, perché possono compromettere la salute per il loro contenuto di colesterolo. Anche se le fonti di vitamine da preferire dovrebbero sempre essere quelle alimentari, vanno considerati tutti i nutrienti apportati dai cibi consumati.
È consigliabile fare esercizio fisico perché aiuta a prevenire la perdita di massa ossea.

Esami, integratori alimentari e dosaggio

Per diagnosticare la carenza di vitamina D è sufficiente fare un normale esame del sangue. Sono due le analisi di laboratorio che misurano i livelli di vitamina D: 25 OH e 1,25 OH2. Per diagnosticare una carenza è ritenuto più affidabile il primo, che rileva la vitamina che resta in circolo per il periodo di tempo più lungo. Si ritiene che il valore minimo sia di 30 ng/ml (o 75 nmol/L) – per maggiori chiarimenti consultare il medico.

Dal momento che per un individuo già carente è difficile assicurare un adeguato apporto con fonti naturali (Sole e dieta) a causa del moderno stile di vita e dei rischi della sovraesposizione solare, la vitamina viene di solito prescritta sotto forma di integratore. Per garantire la salute di ossa e muscoli, la vitamina D andrebbe presa col calcio. In caso di intolleranza al lattosio (e quindi astensione dai latticini) è consigliabile seguire una dieta povera di grassi, prendendo almeno 1.000 milligrammi di calcio elementale (ad es. carbonato di calcio) al giorno. Da notare che i latticini possono non fornire abbastanza calcio neanche se consumati regolarmente.

È possibile assumere vitamina D2 (di origine vegetale) o vitamina D3 (di origine animale), ma si consiglia quest’ultima poiché l’essere umano sintetizza la vitamina D3 dal Sole. È meglio prenderla in forma sublinguale perché così viene subito immessa in circolo e non deve passare per l’apparato digerente. Il calcitriolo è la forma sintetica (farmacologica) della vitamina D, richiede prescrizione medica e può avere effetti collaterali.

Il dosaggio della vitamina D è formulato in unità giornaliere raccomandate (IU) e va da 400 a 50.000 IU. La quantità giornaliera raccomandata per gli individui sani dagli enti di sanità è di 1.000 IU. Tuttavia, l’uso terapeutico della vitamina D necessita spesso di un aumento anche considerevole di dosaggio.

Il medico endocrinologo Sarfraz Zaidi, nel suo libro Graves’ Disease And Hyperthyroidism: What You Must Know Before They Zap Your Thyroid With Radioactive Iodine, asserisce che per determinare il giusto dosaggio di vitamina D in unità giornaliere si debbano valutare, oltre ai valori ematici, anche altri fattori come l’età, il peso (questo perché la vitamina D è solubile e può rimanere intrappolata nel grasso), l’etnia e le abitudini del paziente.

La seguente tabella riporta il dosaggio indicativo di riferimento elaborato dal dott. Zaidi per una persona adulta di circa 68 kg di peso – per persone di peso differente si può aggiungere o togliere 1.000 IU ogni 5 kg.

Vitamina D (ng/ml, 25 OH) Dosaggio di Vitamina D3 consigliato
<20 50.000 IU/SETTIMANA PER 3 MESI
21-30 15.000 IU/DIE
30-40 10.000 IU/DIE
41-50 5.000 IU/DIE

Una volta riportati i valori nei range, la dose può essere diminuita a 600 IU/die ma la situazione deve essere costantemente monitorata, perché le riserve di vitamina D si esauriscono nel giro di poche settimane e, inoltre, il fabbisogno di vitamina D può variare nel corso del tempo. Ad ogni modo non bisogna superare i 100 ng/ml perché se no la vitamina D diventa tossica.

È anche consigliato dosare il calcio per evitare l’ipercalcemia (eccesso di calcio nel sangue) i cui sintomi sono: nausea, vomito, costipazione, scarso appetito, perdita di peso, debolezza, sonnolenza, confusione, coma e aritmie cardiache. L’ipercalcemia può portare alla formazione di calcoli renali e osteoporosi e se particolarmente grave può essere anche fatale. In questi casi, molto rari, di solito è sufficiente ridurre l’apporto di calcio e dosare gli ormoni delle paratiroidi.

Studi ed evidenze aneddotiche (fra cui la stessa esperienza del dott. Sarfraz Zaidi) dimostrano che supplementare vitamina D ad alti dosaggi può portare alla remissione completa delle malattie autoimmuni nel giro di circa un anno dall’inizio della cura. Per non incorrere in reazioni indesiderate e per ottimizzare i risultati, però, dosaggio e terapia andrebbero stabiliti assieme al medico. L’uso degli integratori, soprattutto a questi dosaggi, andrebbe sempre tenuto sotto controllo medico e comunque non dovrebbe sostituire un’alimentazione sana. Va infatti tenuto presente che le vitamine contenute negli integratori sono sintetiche e possono interferire con altre vitamine di origine naturale.

Gli integratori di vitamina D possono causare costipazione. Per arginare il problema, fare esercizio e bere molta acqua.

Approfondimento: il protocollo Coimbra

Il protocollo Coimbra, ora disponibile anche in Italia, è una terapia ad alte dosi di vitamina D per il trattamento delle malattie autoimmuni. La seguente video-intervista spiega tutte le peculiarità di questa forma terapeutica già ben nota oltreoceano.

Fonti:

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