Carenza di vitamine e minerali nelle malattie della tiroide

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Tutte le azioni, anche quelle che diamo per scontate (come respirare) richiedono l’uso di nutrienti. Quando la tiroide funziona male è assai facile che la carenza di determinati nutrienti contribuisca a creare nuovi sintomi o aggravare quelli già esistenti.

In ipertiroidismo, per esempio, le cellule del corpo consumano più ossigeno, esaurendo le riserve di nutrienti più velocemente del normale. I frequenti movimenti intestinali tipici del disturbo contribuiscono al malassorbimento dei nutrienti del cibo, portando ad una carenza degli stessi.

Vediamo ora come e perché le carenze nutritive contribuiscono a causare o aggravare un problema alla tiroide.

Vitamine

Vitamina A

La carenza di vitamina A diminuisce la capacità di adattamento visivo in condizioni di oscurità (cecità notturna). La tiroxina e la vitamina A vengono trasportate nel sangue dalla transtiretina, una proteina che trasporta gli ormoni nel corpo. Se ci sono troppi ormoni tiroidei, c’è meno transtiretina per trasportare la vitamina A perché la maggior parte è impegnata a trasportare gli ormoni tiroidei. Questo impedisce quindi l’assorbimento della vitamina A e la sua conversione dal carotene. Un sintomo che indica un problema di conversione del carotene in vitamina A è avere le piante dei piedi e i palmi delle mani di colore giallo-arancione.
La vitamina A e B12 sono essenziali per la funzionalità della tiroide e per i recettori cellulari degli ormoni tiroidei.

Vitamina D e calcio

I basedowiani hanno spesso problemi di metabolismo del calcio e della vitamina D. Di norma, quando la massa ossea è stata completamente costruita, essa rimane stabile per anni anche se si verificano continuamente processi di riassorbimento e formazione. Nel riassorbimento, le cellule osteoclasti provocano la rottura dell’osso, che poi viene ricostruito dagli osteoblasti nella fase di formazione. Poiché gli ormoni tiroidei stimolano il riassorbimento osseo, molto calcio viene disperso dalle ossa e rilasciato nel sangue (ipercalcemia). Questa condizione (che colpisce il 27% circa dei pazienti ipertiroidei) si risolve non appena la tiroide viene riequilibrata. Una grave ipercalcemia provoca sintomi come vomito, anoressia, poliuria e a volte indebolimento della funzionalità renale.

Ormone paratiroideo e vitamina D

Questi due ormoni (la vitamina D è considerata a tutti gli effetti un ormone) lavorano assieme per mantenere il calcio stabile. Il calcio regola il rilascio dell’ormone paratiroideo (PTH) dalle ghiandole paratiroidi. L’ipercalcemia riduce la secrezione di PTH, provocando un disturbo noto come ipoparatiroidismo transitorio. Supplementare vitamina D controbilancia la rapida escrezione del calcio, riportandolo a livelli normali, ma devono anche esserci adeguate quantità di vitamina K (servono entrambe per la sintesi della matrice ossea).
L’ipoparatiroidismo interferisce con la conversione della vitamina D, che dipende dal PTH. Il ridotto assorbimento a livello intestinale della vitamina D porta alla perdita di calcio attraverso le urine. Per innescare questo processo è sufficiente un leggero ipertiroidismo che può portare, se non trattato, all’osteoporosi.

Vitamine del gruppo B, C ed E

La carenza di vitamina C ed E provoca l’iperplasia dei tireociti (aumento di numero delle cellule tiroidee a causa della loro proliferazione) con conseguente sovrapproduzione di ormoni tiroidei. I cambiamenti nel metabolismo lipidico e il malassorbimento delle vitamine solubili nel grasso provocano la carenza di vitamina E. Secondo alcuni medici, la carenza di vitamina C ed E può provocare ipertiroidismo.

Gli ormoni tiroidei regolano la conversione della riboflavina (vitamina B2) nei due coenzimi attivi derivati. L’attività enzimatica in generale è stimolata dagli ormoni tiroidei. Di conseguenza, le riserve di vitamina B2 si esauriscono in fretta in caso di tireotossicosi; la carenza di riboflavina è associata all’esoftalmo. La vitamina B2 regola inoltre gli organi riproduttivi.

La vitamina B12 (cobalamina) e la vitamina B3 (niacina) non possono essere adeguatamente assorbite se la tiroide funziona male o se si soffre di anemia e/o gastrite. La carenza di cobalamina provoca disordini mentali, nevralgia e altri problemi neurologici. La niacina serve per il metabolismo di carboidrati, proteine e grassi. Le concentrazioni di queste vitamine nel siero dei pazienti con Basedow e Hashimoto sono spesso basse. L’autoimmunità aumenta il metabolismo delle vitamine, incluso quello della vitamina B9 (acido folico).

La scarsità di tiamina (vitamina B1) è una delle cause dell’arresto cardiaco associato a tireotossicosi, dal momento che in ipertiroidismo vengono sprecate notevoli quantità di B1. Il dott. Arem, autore del libro The Thyroid Solution, suggerisce ai pazienti ipertiroidei di aumentare il consumo di vitamina B1 e B6 (piridossina); la carenza di quest’ultima contribuisce ai dolori muscolari.

Minerali

L’ipertiroidismo spesso causa un’aumentata espulsione di calcio e fosforo con conseguente demineralizzazione ossea. Questo nel tempo provoca ossa deboli, molli e friabili, oltre a osteite fibrosa, osteomalacia e osteoporosi. Se l’ipertiroidismo è trattato, la situazione migliora, specie nelle donne in menopausa.

Nei giovani, la perdita ossea è compensata dalla formazione dell’osso. Nei bambini, infatti, l’ipertiroidismo è associato ad un’aumentata crescita ossea, mentre l’ipotiroidismo ad una ridotta crescita dell’osso.

Gli ormoni tiroidei sono fondamentali per la crescita e la differenziazione della cartilagine e aumentano la reattività all’ormone della crescita. Il rischio di sviluppare osteoporosi secondaria è alto nelle donne dopo la menopausa che hanno anche osteoporosi primaria. L’ipertiroidismo causa anche l’esaurimento delle fibre di collagene. Il collagene è il componente principale della matrice e dei livelli interni del tessuto osseo.

I minerali usati nella produzione e nel metabolismo degli ormoni tiroidei includono iodio, manganese, ferro, fosforo, calcio, magnesio, zolfo, zinco, rame e selenio.
Lo iodio è uno dei componenti principali degli ormoni tiroidei. La carenza e l’eccesso di iodio contribuiscono attivamente alla disfunzione tiroidea. Inoltre, l’assorbimento dello iodio richiede adeguate quantità di magnesio.
Per approfondire: tiroide e iodio.

Nell’ipertiroidismo e nell’ipotiroidismo si riscontrano generalmente alterazioni nell’equilibrio rame/zinco. L’equilibrio fra questi due minerali è fondamentale per il corretto funzionamento del sistema immunitario, dell’asse ipotalamo-ipofisi-tiroide e di conseguenza della regolazione di ormoni nel sangue, oltre che nella produzione e nel metabolismo degli ormoni tiroidei. Essendo minerali antagonisti, come aumenta lo zinco, il rame diminuisce (e viceversa).
Di solito (ma non è una regola), in ipertirodismo il rame è carente e lo zinco elevato, mentre in ipotiroidismo la situazione è opposta (c’è troppo rame e troppo poco zinco).
Si ritiene che l’equilibrio ideale fra zinco e rame sia di 8:1.
Per approfondire: tiroide e rame.

La carenza di selenio è stata associata all’autoimmunità e alla presenza di anticorpi anti-TPO. Il selenio è necessario per convertire l’ormone tiroideo T4 nella forma attiva T3.
Secondo le fonti consultate (riportate in calce), il dosaggio quotidiano di selenio non dovrebbe superare i 400 mcg; oltre 800 diventa tossico.
Per approfondire: tiroide e selenio.

Calcitonina

La calcitonina è un ormone prodotto dalle cellule C della tiroide. Promuove l’anabolismo regolando il calcio nella fase di formazione ossea. Nell’ipercalcemia la tiroide rilascia troppa calcitonina, stimolando le cellule responsabili della produzione di tessuto osseo (osteoblasti) e riducendo le cellule che invece distruggono l’osso (osteoclasti).
La calcitonina riduce i livelli sierici di calcio perché promuove l’assorbimento del calcio e lo sviluppo osseo. La funzionalità della calcitonina è opposta a quella del PTH.

Coenzima Q10

Presente nei mitocondri cellulari, il coenzima Q10 è importante per il metabolismo energetico; svolge azione antiossidante ed antiinfiammatoria, in più è cofattore di altre vitamine. La sua carenza provoca debolezza muscolare, emicranie e problemi cardiaci. Alcune malattie come il diabete, il cancro e il morbo di Parkinson sono associate ad una carenza di coenzima Q10; tuttavia i livelli più bassi si registrano nei pazienti con morbo di Basedow.

Enzimi digestivi

Gli autoimmuni possono avere una carenza di enzimi digestivi, in particolare proteasi; le proteasi sono prodotte dal pancreas e sono responsabili della scomposizione delle proteine, inoltre proteggono il piccolo intestino da parassiti, lieviti e batteri. Se mancano questi enzimi, ad esempio in presenza di problemi al pancreas o dopo infezioni virali/batteriche, frammenti di proteine non digerite possono entrare nel sangue e provocare la reazione del sistema immunitario che, non riconoscendole come proprie, le attacca. Quando mancano gli enzimi pancreatici, inoltre, il cibo non digerito resta nel piccolo intestino, dove può assorbire acqua e provocare diarrea.

Una scarsità di proteasi predispone anche a stati carenziali vitaminici, in particolare di vitamina D e B12, oltre che di antiossidanti e coenzimi necessari per combattere e prevenire i danni dei radicali liberi – i radicali liberi sono i prodotti metabolici del cibo, del fumo, delle radiazioni e altre sostanze nocive che danneggiano le cellule e provocano stress ossidativo, causa di cancro e problemi cardiaci.

Anche la carenza di enzimi DNasi I disturba il sistema immunitario, dal momento che possono entrare in circolo frammenti di DNA; in risposta a questo vengono rilasciate citochine infiammatorie, fra cui il fattore di necrosi tumorale (TNF).

Il compito delle citochine, in condizioni normali, è combattere le infezioni, ma se presenti in quantità troppo elevate possono innescare una condizione autoimmune; titoli elevati di citochine e TNF sono stati rilevati, ad esempio, in pazienti affetti da sclerosi multipla e tiroidite di Hashimoto.

Livelli alti di TNF provocano sintomi riconducibili agli stati influenzali quali febbre, malessere, sudorazione notturna, gola secca, gonfiore ed eruzioni cutanee. Un TNF elevato sembrerebbe anche aumentare la sensibilità al dolore. Inoltre, livelli elevati di TNF promuovono la degradazione del triptofano e la produzione di metaboliti tossici con effetti negativi sulla chimica cerebrale (schizofrenia, epilessia, demenza e depressione).

In presenza di una carenza enzimatica non è in alcun modo possibile ristabilire lo stato di salute, in quanto i nutrienti non vengono correttamente assorbiti o processati. Per tenere sotto controllo la produzione di citochine, è fondamentale reintegrare le proteasi.

Acidi grassi essenziali

Gli acidi grassi essenziali (omega-3, omega-6, omega-9) devono essere introdotti con la dieta perché il corpo non è in grado di produrli. Sia il cervello che la tiroide necessitano di adeguati livelli di acidi grassi per funzionare correttamente. In un test fatto su dei ratti è stato notato che gli animali privati degli acidi grassi diventavano ipertiroidei e iperattivi; si può dedurre che l’ipertiroidismo può avere come causa o concausa la carenza di acidi grassi, in particolare gli omega-3.
Altri effetti della carenza di questi preziosi elementi sono: problemi cardiovascolari, anomalie della circolazione, acne, eczema, lenta guarigione delle ferite, deterioramento mentale, fegato grasso e atrofia delle ghiandole esocrine. Gli acidi grassi essenziali si trovano in entità e quantità variabili nell’olio di enagra, nell’olio di pesce, nell’olio di borragine e nell’olio di lino.

Fonti:

  • Graves’ Disease – A Practical Guide di Elaine A. Moore e Lisa Marie Moore
  • Autoimmune: the Cause and the Cure di Annesse Brockley e Kristin Urdiales
  • The Thyroid Solution di Ridha Arem