Come e perché la sensibilità ti predispone alle malattie

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Incredibilmente, anche la personalità sembra avere una correlazione con la predisposizione alle malattie autoimmuni della tiroide. Molto spesso, infatti, si sente dire che solo le persone sensibili si ammalano di tiroide.
La sensibilità è un tratto della personalità che rende l’individuo maggiormente ricettivo agli stimoli e in grado di comprendere lo stato d’animo altrui senza bisogno delle parole. Nella società odierna, in cui gli individui sono costantemente stimolati, tale tratto caratteristico diventa un peso per la maggior parte delle persone sensibili. Si sentono sopraffatte, ed esauriscono facilmente le loro energie.

Accade spesso che, fin da bambini, le persone sensibili tendano a reprimere questa loro caratteristica per adeguarsi agli altri. La sensibilità spesso e volentieri non viene vista in modo positivo. Gli individui ipersensibili, in particolare, sono visti come irritabili e instabili emotivamente.
Adeguarsi agli altri porta queste persone a dimenticarsi di sé stesse, ad ignorare i propri bisogni e a non fare le necessarie esperienze che permettono loro di comprendere quali sono i loro limiti. Perdono la loro centratura, non sono più presenti a sé stesse e si focalizzano solo sull’esterno, in particolare sulle altre persone. Questa loro capacità permette di capire subito gli stati d’animo altrui e per questo sono particolarmente disponibili ad ascoltare e consigliare gli altri. Si tratta indubbiamente di un atteggiamento positivo, se non fosse che finiscono con l’identificarsi completamente con le emozioni altrui (che spesso non sono nemmeno le loro) e col dipendere molto dall’opinione che gli altri hanno di loro, soprattutto delle persone a loro più vicine (genitori, famiglia, amicizie), diventando facili vittime di manipolazioni e raggiri. Inoltre, si aspettano che gli altri dimostrino loro le stesse attenzioni, ma il più delle volte questo non succede, e rimangono delusi, con ripercussioni negative anche sull’autostima.

Dal momento che non percepiscono i propri limiti, le proprie energie e i propri punti di forza/debolezza, i sensibili tendono a sottovalutarsi o a sopravvalutarsi, specie sul lavoro. Finiscono spesso col buttarsi in imprese troppo grandi o troppo piccole per loro; nel primo caso non riescono mai a portarle a termine, almeno non come vorrebbero, dal momento che tendono a chiedere troppo a sé stessi, mentre invece se si sottovalutano si annoiano facilmente. Non hanno idea delle loro reali capacità. Tutto questo genera ancora più frustrazione e un dispendio energetico che non si rinnova, oltre ad una riduzione dell’autostima e una predisposizione agli stati depressivi. Difatti, molti sensibili mirano inconsciamente alla perfezione, che non esiste.

Quando si spingono troppo oltre i propri limiti (di cui, ricordiamo, non sono consapevoli) creano situazioni conflittuali con gli altri, molto spesso in modo inconsapevole. Spesso hanno loro stessi un conflitto interiore.
Infatti, le persone sensibili tendono per loro natura alla ricerca dell’armonia e all’evitamento dei conflitti; per tale ragione preferiscono tacere di fronte a comportamenti che li feriscono. Inconsapevolmente, non essendo consci dei loro limiti, continuano a sopportare finché non esplodono. Quando ciò accade, si lasciano prendere dall’ira e dalla delusione, ma poi capiscono subito di aver ferito gli altri e tentano di rimediare, spesso aggravando solo la situazione. In pratica finiscono per dare vita alle situazioni che invece vorrebbero evitare.

Questi comportamenti, dettati dalla mancata conoscenza dei propri limiti e dei propri bisogni, oltre che (di riflesso) del proprio corpo, li fa ammalare. Spesso comincia tutto con dei sintomi dolorosi, che sono un disperato tentativo del corpo di ottenere le attenzioni che gli spettano, che però vengono ignorati. Col tempo la situazione si aggrava e spesso si rendono conto del problema quando ormai hanno raggiunto lo stato patologico. A questo punto sono obbligati a prendersi cura di sé, dal momento che il non rispettare i propri bisogni può portare anche alla morte.

C’è poi un altro tipo di sensibilità, detto irritabilità, che subentra in un momento della vita per motivi specifici, come eventi traumatici, allergie o malattie fisiche.
Ad alcuni sensibili che cercano aiuto psichiatrico vengono fatte diagnosi “preconfezionate” come instabilità emotiva, disturbo ansioso e sindrome da deficit di attenzione/iperattività.
Per coloro che vivono la sensibilità come un peso, è importante definire i propri bisogni e i modi per raggiungerli tramite una terapia psicologica. In questo senso può essere utile seguire una terapia cognitivo-comportamentale.

La sensibilità può essere un dono, quando si impara a gestirla a proprio vantaggio. Difatti il problema non è la sensibilità o l’ipersensibilità in sé ma come ci si rapporta ad essa, il cercare di combatterla.

Informazioni tratte dal libro Le persone sensibili hanno una marcia in più: Trasformare l’ipersensibilità da svantaggio a vantaggio di Rolf Sellin