Effetti residuali dello scompenso tiroideo

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Molte persone con uno scompenso tiroideo, soprattutto alla prima diagnosi, si aspettano di stare meglio con la terapia.

Generalmente, quasi tutti i pazienti stanno meglio entro poche settimane dall’inizio della cura (a volte dopo un iniziale peggioramento dovuto alla fluttuazione ormonale), ma entro alcune settimane o mesi la situazione tende a stagnare.

Sono soprattutto i sintomi mentali e il senso di stanchezza a resistere alle cure mediche. Se lo squilibrio tiroideo è durato a lungo, possono persistere sintomi emozionali come ansia, depressione e deficit cognitivi. Abbiamo visto che un problema alla tiroide influisce sul cervello, quindi i danni cerebrali rimangono anche quando i valori della tiroide rientrano nei range. Alcuni sostengono che l’effetto dello scompenso tiroideo sul cervello è lo stesso di un abuso di alcool e droghe a lungo termine. Quindi, il lasso di tempo che intercorre fra il ripristino della funzionalità mentale va ben oltre quello del ripristino tiroideo e metabolico.

In generale, i medici che comunemente si occupano di tiroide (endocrinologi e medici nucleari) non sono preparati a gestire gli aspetti emozionali dello scompenso tiroideo. Non sempre sanno spiegare ai pazienti le dinamiche della malattia e cosa si devono aspettare. La situazione è aggravata anche dai pazienti stessi, perché non tutti possono (o vogliono) descrivere i loro sintomi dettagliatamente, per paura di non essere creduti o per imbarazzo. Comunicare bene col medico è il primo passo per evitare molta sofferenza inutile e ottimizzare il trattamento farmacologico, ma non sempre va così.

Il lavoro di un endocrinologo consiste principalmente nel normalizzare i valori della tiroide. Se i valori sono nei range e il paziente è ancora sintomatico, i medici di solito non ritengono possibile che la tiroide sia implicata nel problema. Il paziente finirà col ricevere un trattamento ingiusto, venendo “rimbalzato” ad uno psicologo o altro specialista. Nemmeno questo porta a soluzioni tangibili, perché i problemi lamentati dal paziente possono non rientrare nei rigidi criteri delle diagnosi psichiatriche. Questo continuo via-vai negli studi dei medici può creare frustrazione, senso di abbandono e mancanza di speranza, che vanno ad aggravare l’equilibrio emotivo già provato dalla malattia. Alla fine, il paziente potrebbe davvero arrivare a credere di essere pazzo.

Sicuramente, scegliere uno specialista in grado di comprendere le emozioni è una buona soluzione. Nel frattempo è utile anche informarsi sugli effetti residuali dello scompenso tiroideo e sulle varie soluzioni disponibili.

Gli effetti

Il peggioramento delle abilità cognitive ed intellettuali dato dallo scompenso tiroideo è simile agli effetti dell’invecchiamento, con sintomi quali:

  • difficoltà di concentrazione (o totale impossibilità di concentrarsi) anche su questioni semplici
  • incapacità di processare le informazioni
  • dimenticarsi le parole e le cose
  • avere problemi di memoria

L’area del cervello maggiormente danneggiata dall’ipotiroidismo è quella legata alla memoria, quindi gli effetti maggiori si notano qui. I centri cerebrali della memoria sono inoltre quelli più difficili da ripristinare.
Il danno cognitivo può essere minimo (diagnosticabile con un test neuropsicologico) o significativo (evidenziabile anche nella vita di tutti i giorni da parte della famiglia). In casi particolarmente gravi, specie se il paziente è anziano, la mancanza di ormoni tiroidei può danneggiare gravemente le strutture cerebrali fino a portare alla demenza.
Anche la depressione e la stanchezza possono perdurare ed essere refrattarie alla terapia medica. La causa può essere una carenza di T3, come spiegato in questo articolo su come si cura l’ipotiroidismo.

Anche nei pazienti ipertiroidei (compresi quelli che hanno raggiunto l’eutiroidismo coi farmaci) possono persistere atteggiamenti di rabbia e impazienza oltre a disagio psicologico, depressione ed ansia. Talvolta la situazione può essere così grave da ottenere la condizione di disabilità.
Uno studio ha evidenziato problemi persistenti di memoria, attenzione, pianificazione e produttività nei pazienti con morbo di Basedow anche dopo che la tiroide era tornata normale. La disfunzione cognitiva può infatti persistere anche nei pazienti in remissione, soprattutto quelli che sono rimasti a lungo senza cure, anche dopo anni che lo squilibrio è stato corretto. Una tireotossicosi di lunga durata può danneggiare permanentemente le cellule del cervello.
Un’altra ricerca ha dimostrato che i pazienti ipertiroidei sottoposti a trattamento definitivo (chirurgia o radioiodio, senza differenze fra i due) hanno una qualità di vita inferiore, meno vitalità e umore basso.

Le soluzioni

Alcuni pazienti migliorano o risolvono i loro problemi cognitivi seguendo semplicemente una terapia medica ottimizzata. Molti altri però continuano ad avere sintomi persistenti anche quando i valori sono rientrati nei range.

In generale, le persone che non riescono a tornare come prima hanno vissuto situazioni prolungate di stress-malattia-stress. La chimica cerebrale è stata alterata dallo squilibrio così come la capacità di gestire lo stress, anche il più lieve. I sintomi lamentati sono spesso gli stessi di un profondo trauma, come essere stati vittima di un crimine o aver combattuto in guerra.

Per uscire dal circolo vizioso è necessaria una combinazione di vari fattori:

  • trattamento medico appropriato – in caso di ipotiroidismo va valutata la combinazione di T4/T3 e, se i sintomi sono severi, il ricorso agli antidepressivi SSRI
  • tecniche efficaci di controllo dello stress come le terapie mente-corpo (da seguire sempre per mantenere i benefici nel tempo) e l’esercizio fisico
  • supporto dei propri cari e di una figura di riferimento come un terapeuta – sono molto utili anche i gruppi di supporto

Tutto questo può aiutare a migliorare sintomi persistenti come stanchezza, problemi di memoria e scarse capacità di concentrazione e di gestione dello stress.

Tecniche mente-corpo

Le tecniche mente-corpo come lo yoga, la meditazione e gli esercizi di rilassamento sono utili a potenziare la mente e la sua capacità di controllare il corpo. Migliorano la percezione di sé, l’autostima e l’abilità comunicativa. Stimolano la risposta di rilassamento da parte dell’organismo, che provoca il rilascio di ossido nitrico e la conseguente riduzione degli effetti dello stress sulla mente e sul corpo.
In generale, le tecniche mente-corpo sono utili contro depressione, ansia e stanchezza cronica. È consigliato scegliere la tecnica più adatta al proprio stile di vita. Per esempio, chi non può fare esercizio fisico può orientarsi sulla terapia immaginativa oppure provare la terapia dell’arte.

Psicoterapia

Molti pazienti con squilibrio tiroideo, specie quelli con sintomi residuali di ansia e depressione, necessitano di supporto psicologico. Lo scopo è superare la sofferenza persistente dopo che l’equilibrio tiroideo è stato ristabilito, oltre ad affrontare e risolvere i problemi generati dallo squilibrio.

L’impossibilità di funzionare come prima genera un sentimento simile al lutto. Il paziente si sente come se avesse perso il controllo della propria vita e non riesce più ad essere felice. In questo caso la psicoterapia può aiutare a tornare speranzosi ed ottimisti.

Esistono diverse forme di psicoterapia, fra cui:

  • psicoterapia comportamentale – il terapeuta cerca di individuare quali aspetti della vita scatenano i sintomi, con lo scopo di cambiare il modo di reagire alle situazioni ed elaborare delle strategie
  • terapia cognitiva – serve ad individuare gli schemi di pensiero che causano i sintomi, al fine di ripristinare l’equilibrio emozionale, gestire meglio lo stress, potenziare gli schemi di difesa e riottenere il controllo di sé
  • terapia cognitivo-comportamentale – combina le caratteristiche della psicoterapia comportamentale e della terapia cognitiva, ed è efficace quanto i farmaci nel trattamento di depressione lieve ed ansia
  • psicoterapia psicodinamica – lunga e costosa, analizza i conflitti inconsci ed è utile a coloro con profondo disagio psicologico e/o con malattia mentale indipendente dal problema tiroideo
  • counseling di coppia

Rimedi farmacologici

Quando nemmeno una terapia ottimizzata e ben dosata per la tiroide, la psicoterapia e le tecniche mente-corpo bastano, può essere considerata la possibilità di assumere farmaci antidepressivi, valutandone rischi e benefici.

Alcuni farmaci oggi disponibili includono i SSRI, SNRI, antidepressivi atipici, triciclici e IMAO. I più usati sono i primi tre, perché ritenuti più efficaci e con meno effetti avversi. Basse dosi di SSRI possono aiutare in caso di instabilità emozionale che non si risolve con gli ormoni tiroidei. L’uso degli antidepressivi in ipertiroidismo è controverso, ma generalmente sconsigliato.

Gli ansiolitici come le benzodiazepine agiscono sul GABA promuovendo il benessere emozionale, ma possono creare dipendenza. Questi farmaci possono essere abbinati ai SSRI per trattare l’ansia.

Questi medicinali impiegano molto tempo ad agire (anche 2 mesi) e potrebbe essere necessario assumerli per periodi prolungati (da un minimo di 6 mesi fino a 1/2 anni).

In alcuni casi, la depressione può migliorare con la cura, per poi peggiorare anche se il paziente sta ancora prendendo l’antidepressivo. Meno della metà dei pazienti con depressione maggiore guarisce completamente dai sintomi. In questo caso è utile indirizzare le cause psicosociali del disturbo col proprio medico e valutare l’aggiunta di un altro antidepressivo.

La stanchezza è un altro sintomo persistente, legato allo squilibrio della serotonina e della dopamina in alcune aree del cervello. Non sempre gli antidepressivi riescono a tenerla sotto controllo; in tal caso si ricorre a farmaci che aumentano la dopamina, esercizio aerobico graduato ed interventi cognitivi.

Rimedi naturali

Il triptofano (l-triptofano) è un precursore della serotonina ed è venduto senza prescrizione medica in diverse parti del mondo. Migliora l’umore e le emozioni esattamente come gli antidepressivi. È indicato anche per aumentare la qualità del sonno, perché stimola il rilascio di melatonina.

L’acido glutammico regola il GABA ed è utile contro ansia, comportamento ossessivo-compulsivo, sindrome da stress post traumatico, disturbo d’ansia generalizzato e fobia sociale. Un dosaggio eccessivo può causare un aumento dell’appetito.

La quercetina, uno dei principali flavonoidi presenti nella frutta e nella verdura, è un ottimo antiossidante. Aiuta a proteggere le cellule cerebrali dai radicali liberi ed è vivamente raccomandata a tutte le persone con un disturbo della tiroide.

Le erbe adattogene hanno la capacità di aumentare la resistenza allo stress fisico, chimico e biologico. La rhodiola rosea è un’erba adattogena che agisce sul sistema nervoso e sull’asse HPTA. Riduce la depressione, aumenta l’energia fisica e mentale e migliora la capacità di concentrazione. Non ha effetti avversi e non crea dipendenza.

La spirulina ha anch’essa proprietà antiossidanti ed è utile per allergie, iperglicemia e colesterolo alto. Aiuta il sistema immunitario ed è antiinfiammatoria. Un test su animali ha dimostrato che una dieta ricca di spirulina riduce la degenerazione cerebrale dovuta all’invecchiamento.

L’erba di S. Giovanni (o iperico) migliora i sintomi depressivi e agisce bene sui pazienti con scompenso tiroideo e sintomi persistenti di depressione lieve.

Sappiamo ancora poco degli effetti a lungo termine di erbe e derivati, quindi è consigliabile non abusare e non assumere nulla senza prima consultare il medico. I rimedi naturali possono interferire con gli antidepressivi farmacologici.

Effetti mentali benefici degli estrogeni

Lo sbalzo degli estrogeni durante il ciclo altera i livelli di serotonina dando origine a sintomi come mal di testa, capogiri e nausea. Estrogeni e serotonina regolano anche la densità ossea, la funzionalità vascolare e il sistema immunitario.

Gli estrogeni hanno inoltre un effetto benefico su umore e cognizione. Migliorano anche la risposta allo stress perché influiscono sul cortisolo e tamponano quindi i danni dello stress e le risposte del sistema nervoso autonomo.

Gli estrogeni possono essere utili in caso di depressione lieve in premenopausa. Nelle donne giovani già in menopausa, gli estrogeni riducono ansia e depressione. Ad alcune può servire anche un po’ di testosterone.

Conclusione

È importante che diagnosi e trattamento siano tempestivi per minimizzare i danni a lungo termine di uno scompenso tiroideo sulla chimica cerebrale. Il paziente dovrebbe eseguire controlli periodici per assicurarsi che la terapia per la tiroide sia sempre ottimizzata. Non prendere abbastanza ormoni tiroidei (in caso di ipotiroidismo) rende inutile ogni tentativo di combattere gli effetti residuali dello scompenso tiroideo. Se è presente un deficit di tipo cognitivo, va fatto tutto il possibile per arginare i danni ed evitare che progredisca in demenza.

Più lo squilibrio altera la funzione cognitiva, maggiori sono i rischi di sintomi residuali anche dopo che i valori sono rientrati nei range. Nel paziente, la sensazione di non sentirsi più come prima alimenta il circolo vizioso di ansia e depressione. Gli effetti residuali sulle emozioni possono essere combattuti con una combinazione di terapie mente-corpo, psicoterapia, farmaci e rimedi naturali.

È cruciale prestare attenzione anche allo stile di vita, in particolare è consigliato:

  • evitare gli zuccheri semplici
  • prendere antiossidanti
  • abbassare il colesterolo
  • controllare la pressione

In sintesi

  • spesso, anche se i valori della tiroide sono rientrati nei range con la terapia, persistono sintomi emozionali, sbalzi d’umore, stanchezza, dolori e altri sintomi – sono gli effetti residuali dello squilibrio tiroideo sulla chimica cerebrale, talvolta causati da una carenza di T3
  • questi sintomi possono essere combattuti con terapie mente-corpo, psicoterapia, esercizio aerobico, terapia combinata di T4/T3 (in ipotiroidismo) e, se necessario, antidepressivi farmacologici o naturali
  • gli effetti di un grave squilibrio tiroideo sul cervello possono portare a problemi cognitivi e di memoria che assomigliano agli effetti dell’invecchiamento
  • le donne in menopausa possono prendere piccole quantità di estrogeni per migliorare umore e cognizione – quelle che hanno ancora l’utero hanno bisogno anche di progesterone

Informazioni tratte dal libro The Thyroid Solution di Ridha Arem

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