Gestione dello stress, perché è importante

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Le malattie della tiroide sono considerate disturbi mente-corpo; questo perché, oltre a generare evidenti sintomi fisici, lo scompenso tiroideo contribuisce ad alterare la chimica cerebrale, modificando (potenzialmente) indole e comportamenti.

La connessione fra mente e corpo è riconosciuta da millenni da discipline mediche antiche come l’Ayurveda e la medicina cinese. La più recente psiconeuroimmunologia (PNI) è cresciuta molto negli ultimi 20 anni dimostrando come lo stress cronico può esacerbare le malattie infiammatorie (incluse quelle autoimmuni) poiché mantiene il sistema nervoso simpatico in uno stato di allerta costante, portando ad un progressivo esaurimento.

Al giorno d’oggi tutti sono stressati in un certo qual modo; poiché è diventato parte della quotidianità, lo stress è visto quasi come qualcosa di normale e inevitabile.
Purtroppo, anche se non ce ne accorgiamo, lo stress ha effetti deleteri sulla salute. Può addirittura aggravarsi al punto da toglierci tutte le forze facendoci sentire oppressi dalle circostanze, una sensazione che è particolarmente intensificata anche dalla malattia stessa (per questo si parla di circolo vizioso stress-malattia-stress).

Benché lo stress sia inevitabile, il modo in cui viene percepito e gestito può fare la differenza fra la malattia e la salute. Infatti, come il cervello gestisce lo stress indica se ci riprenderemo presto o se rimarremo vittima del circolo vizioso stress-malattia-stress. Le persone che gestiscono lo stress (anche il più grave) in modo relativamente semplice sono meno propense ad ammalarsi. Coloro che invece trovano le situazioni stressanti difficili da gestire potrebbero facilmente ritrovarsi con l’equilibrio ormonale tiroideo sballato.

Dal momento che molto spesso stress e sintomi morbosi si confondono, capita di sovente che i medici liquidino l’intero malessere come “semplice stress tutto nella testa del paziente”. È comprensibile la frustrazione che deriva dal sentirsi continuamente dire di “ridurre lo stress” come se fosse una cosa facile, ma è importante capire la fisiologia dello stress e pensare alla salute emozionale (tanto quanto quella fisica).

Non sempre è colpa nostra se non riusciamo a “venircene fuori”. Infatti, il modo in cui reagiamo allo stress dipende da diversi fattori, fra cui la genetica, la personalità, la salute psicofisica e le situazioni stressanti vissute nelle prime fasi di vita. Per questo è importante non giudicarsi negativamente. Prendere coscienza del problema è il primo passo verso la guarigione emotiva, ma poi bisogna trovare il modo di scaricare le tensioni.

Esistono varie tecniche di gestione dello stress, alcune del tutto disfunzionali (e purtroppo molto diffuse) e altre più efficaci che vanno ad agire direttamente sulla percezione dello stress a livello nervoso.

Metodi disfunzionali di gestione dello stress

Nella nostra società che vive di pane e stress, purtroppo, ci siamo abituati a “gestire” lo stress in modo errato, ottenendo solo un sollievo temporaneo ma andando a compromettere, nel tempo, vitalità e salute.

Qualche esempio classico:

  • mangiare troppo o troppo poco (questo può a sua volta dare origine a malattie alimentari come anoressia e bulimia)
  • eccedere con gli alcolici, la caffeina, gli zuccheri e i carboidrati (e conseguente rischio di diabete, disglicemia e insulino-resistenza)
  • fumare
  • abusare di farmaci/droghe
  • shopping compulsivo
  • gioco d’azzardo
  • ritiro sociale (ad esempio il fenomeno Hikikomori)
  • dormire troppo
  • passare troppo tempo alla TV/computer
  • riempire ogni momento della giornata per evitare i problemi
  • fare troppo esercizio fisico
  • stacanovismo (lavorare troppo)
  • procastinare
  • essere eccessivamente perfezionisti
  • comportamento violento
  • comportamento ossessivo-compulsivo
  • promiscuità e ricerca di attenzione nei modi errati
  • dipendenza affettiva e/o sessuale

Da notare che, spesso, abitudini e tradizioni familiari sono un fattore importante che può condizionare la risposta inconscia allo stress durante l’infanzia. Ad esempio, una persona con un genitore alcolista sarà orientata alla ricerca degli alcolici come rimedio contro lo stress (o al contrario ne sarà repulsa).

Gestione dello stress e malattia tiroidea

Abbiamo spiegato gli effetti dello stress sulla tiroide e sul sistema immunitario, mettendo in evidenza come lo stress contribuisce a innescare o aggravare un disturbo tiroideo.
Difatti lo stress, indipendentemente dalla sua causa, può avere un impatto reale sulla tiroide e sul benessere generale.

Questo è particolarmente vero nel caso dell’ipertiroidismo. Medici e pazienti sperano che dopo la terapia farmacologica la malattia possa “addormentarsi” (magari definitivamente); le statistiche insegnano però che non si può parlare di guarigione e che il rischio di una recidiva è sempre in agguato.

Uno dei fattori che può portare ad una recidiva, anche dopo anni di remissione, è proprio un forte stress come ad esempio un lutto. In più, alcune ricerche dimostrano che le persone stressate, depresse, paranoiche e con problemi mentali rispondono meno al trattamento farmacologico per ipertiroidismo. Lo stress può quindi sabotare i benefici terapeutici sia durante che dopo la cura.

Ad aggravare la situazione ci si mette il fatto che spesso le persone ipertiroidee sono particolarmente propense a gestire lo stress in modo errato. Questo perché la risposta allo stress non cambia finché i marcatori tiroidei non vengono riportati alla normalità tramite una terapia medica mirata. Lo scompenso tiroideo altera notevolmente la percezione dello stress al punto che potrebbe risultare difficoltoso o addirittura impossibile abbandonare le cattive abitudini come fumare o mangiare troppo.
È assai probabile che una volta normalizzata la tiroide non ci sarà più bisogno di ricorrere alle gratificazioni temporanee e, anche se fosse, ristabilito il corretto funzionamento della ghiandola tiroidea sarà più facile modificare il proprio stile di vita per mantenere la salute nel tempo.

Poiché la tiroide è una parte integrante del corpo capace di influenzare l’intero sistema, è fondamentale monitorare fattori ambientali e abitudini che inibiscono la capacità della ghiandola di svolgere efficientemente il suo lavoro. Per questo, tutti i pazienti che hanno una malattia tiroidea autoimmune, oltre a seguire una terapia medica, dovrebbero adottare una strategia di gestione dello stress perché la tiroide è molto sensibile alle tecniche che lavorano sulla mente.

Alcuni pazienti avranno probabilmente bisogno di seguire una terapia psicologica, se ci sono stress emotivi e/o traumi irrisolti che non si riescono a superare. Il supporto psicologico permetterà di cambiare il proprio modo di pensare ed agire, identificando cosa non funziona nella propria vita e cosa si può fare per uscirne. Nei casi più importanti potrebbe essere necessario ricorrere a farmaci antidepressivi e ansiolitici. Ma tutti, indipendentemente dalla gravità del disturbo, possono beneficiare delle tecniche di rilassamento in modo da rompere il circolo vizioso stress-malattia-stress.
Questo vale anche per:

  • i pazienti che hanno effetti residuali di ipotiroidismo o ipertiroidismo nonostante siano in terapia da tempo e i loro valori ematici siano ritenuti normali;
  • i parenti di persone con uno scompenso tiroideo diagnosticato – il vincolo di parentela predispone geneticamente ad avere lo stesso problema, che può essere prevenuto attenendosi alle tecniche di controllo dello stress.

In sintesi, imparare a gestire efficacemente lo stress è certamente una parte integrante del processo di guarigione fisica ed emotiva. Se da un lato il medico può aiutare a controllare la malattia con farmaci e altri metodi, controllare lo stress è però un compito del tutto personale, che richiede una certa dose di responsabilità.

Nel prossimo articolo della rubrica lifestyle vedremo quali sono le migliori tecniche di controllo dello stress.

Fonti: