Infelice, impaurito, arrabbiato

Il profilo psicologico del basedowiano

by Raffaella

L’ipertiroidismo, com’è noto, è un disturbo caratterizzato da sintomi di vario genere, fisici e psicologici.
Chi ne soffre può avere problemi concomitanti di ansia, attacchi di panico, sbalzi d’umore, conflitti emozionali, instabilità comportamentale, depressione e altri segni di disagio psicologico che a volte possono sfociare nella malattia mentale.
Tutto questo contribuisce a rendere la condizione particolarmente complessa e di difficile risoluzione.

Nel mio lungo percorso di ricerca e terapia, ho avuto modo di leggere decine, se non centinaia di testimonianze, trovate sui forum, sui gruppi social o ricevute privatamente tramite il blog. Ho inoltre consultato con interesse le pubblicazioni della psicologa Svetla Bankova e dello psichiatra Arem Ridha, che hanno condotto studi significativi sul trattamento psicologico/psichiatrico dei pazienti con morbo di Basedow.

In più, il mio recente interesse per la crescita personale mi ha portato a lavorare su me stessa e a comprendere gli inganni della mente, i condizionamenti e i tratti della personalità che hanno contribuito a rendermi mio malgrado una “basedowiana” per qualche decade della mia vita.

Confrontando il mio vissuto con l’esperienza di altre persone ho notato la presenza di numerosi “tratti comuni” che caratterizzano le persone con ipertiroidismo. Alcune testimonianze che ho letto sembravano la fotocopia della mia vita, mentre altre erano molto diverse, ma c’era sempre un “minimo comune denominatore” (che vedremo fra poco).

Per me, scrivere questo articolo è stato molto impegnativo ma anche liberatorio, dal momento che è stato come rivivere la mia storia. Per motivi di sintesi e privacy, ho deciso di non entrare nel dettaglio, cosa che farò eventualmente in un’altra sede.

Morbo di Basedow e psicologia

Oltre 150 anni di studi ipotetici affermano che l’ipertiroidismo sarebbe il risultato di un meccanismo adattativo-difensivo in risposta a fattori stressogeni personali o ambientali. Di conseguenza, la psiche avrebbe un ruolo rilevante nell’esordio del disturbo (e nella sua risoluzione).

Spesso, le basi del morbo di Basedow si pongono durante l’infanzia, quando non si è autosufficienti. Se le condizioni di vita sono sfavorevoli o addirittura ostili, entra in gioco l’istinto di sopravvivenza. I bambini che si trovano in simili situazioni mettono in atto delle strategie comportamentali allo scopo di sopravvivere e ottenere ciò di cui hanno bisogno. Queste strategie, spesso, diventano parte integrante (e inconsapevole) della personalità e perseguono fino all’età adulta, quando ormai non solo non servono più, ma sono anche problematiche.

Al di là delle tecniche di sopravvivenza, i traumi subiti durante i primi anni di vita provocano emozioni e sentimenti molto dolorosi e socialmente inaccettabili. Una persona ancora immatura e sprovvista della giusta capacità di elaborazione non ha altra scelta se non reprimere involontariamente tutto questo stress nel subconscio eliminandolo dalla consapevolezza.

È un po’ come nascondere la polvere sotto il tappeto: non si vede più, ma c’è ancora e continua a infestare l’ambiente. Allo stesso modo, questa polvere interiore continua silenziosamente a fare danni. I sintomi di uno scompenso tiroideo avrebbero sia lo scopo di supportare la repressione di problemi emozionali molto radicati (come forma di distrazione), sia di indurre un risveglio emotivo in modo da riportare alla consapevolezza quanto è stato represso.

Logicamente non è un processo semplice; riportare a galla ciò che è stato seppellito nel subconscio può essere molto spaventoso e richiede tanto coraggio. Molte persone preferiscono (consapevolmente o meno) rimanere ancorate allo status di “malato cronico” (che è comunque una certezza e, in quanto tale, confortevole) pur di continuare a vivere tranquillamente. Talvolta, il “risveglio” avviene spontaneamente e può essere altamente destabilizzante. Di norma, però, un percorso di psicoterapia, di auto-aiuto o crescita personale è la soluzione più indicata per portare alla consapevolezza e porre le basi per la guarigione interiore.

Come nasce un basedowiano

Vediamo ora più in dettaglio come nasce un “basedowiano”.

Il “futuro basedowiano” (FB) è un bambino che vive un intenso conflitto emozionale in seguito a uno o più traumi psichici che lo hanno fatto sentire in qualche modo minacciato, ridicolizzato o negato dei propri bisogni.

Come abbiamo detto, le basi si pongono in genere durante l’infanzia, nello specifico per quanto riguarda il rapporto coi familiari stretti, in particolar modo la madre, che può essere o eccessivamente presente (cosa che crea dipendenza nel figlio e lo porta a reprimersi) o, al contrario, assente (perché fuggita, defunta o emotivamente distante).

Se, come spesso accade, uno o entrambi i genitori sono emotivamente instabili o ambigui, il FB capisce di non poter contare su di loro e non può interiorizzarli. Nel contempo, però, ha bisogno di loro per la propria sopravvivenza. Come conseguenza di questa situazione di instabilità, il FB tenta inutilmente di raggiungere un’autosufficienza prematura e sviluppa un forte senso di responsabilità in età ancora infantile.

A volte, il ruolo genitore-figlio si inverte e il FB si identifica con uno dei genitori, di solito la madre, che vuole aiutare e compiacere. Questa identificazione va oltre la capacità psicologica e fisiologica di un individuo così giovane, che matura troppo in fretta e non può imparare a gestire correttamente le situazioni della vita che creano stress.

Se sono presenti fratelli minori, il FB può assumere un ruolo protettivo, quasi genitoriale, verso di loro, reprimendo le ostilità. Più in generale, il FB impara ad avere molta premura verso gli altri nel tentativo di vincere le emozioni negative.

Superata l’infanzia, gli schemi adattativi rimangono immutati in quanto inconsci, e tali rimangono a meno che il FB (probabilmente già basedowiano, a questo punto) non intraprenda un percorso che lo renda consapevole.

L’incapacità di gestire lo stress e la vita provoca una cascata di emozioni negative, prevalentemente paura, rabbia e infelicità, che il FB non riesce a esprimere, e che quindi trovano sfogo nel corpo tramite i sintomi.

I tratti caratteristici del basedowiano

In base a quanto abbiamo visto finora, le situazioni vissute durante l’infanzia (e anche dopo) contribuiscono a delineare alcuni tratti caratteristici che coesistono in quasi tutte le persone con ipertiroidismo, al punto che è possibile descrivere una sorta di “identikit del basedowiano”.

Scarsa autostima

La persona con ipertiroidismo ha imparato a mettere gli altri prima di sé stessa, credendo che il sacrificio fosse l’unico modo per ottenere amore e approvazione. Di conseguenza, è diventata estremamente ricettiva, sensibile e intuitiva verso le altre persone, molto più che verso di sé.

Dà molto (anche a proprie spese), ma non sa chiedere e non sa ricevere, perché teme il rifiuto e inconsciamente non si aspetta nulla. Non sa dire di no, non sa ciò che vuole o di cui ha bisogno (o se lo sa, crede che non abbia importanza), né sa come ottenerlo. Questo a lungo andare aumenta il senso di rabbia, risentimento e solitudine.

Non di rado è circondata da persone tossiche e problematiche che la abituano a stare sempre sulla difensiva, anche quando non ce n’è bisogno.

Eccessiva responsabilità

La scarsa autostima dell’ipertiroideo lo rende propenso a impegnarsi molto, al limite dello stacanovismo e del perfezionismo, essendo nel contempo molto critico verso sé stesso.

Tende a non delegare nulla, perché non si fida degli altri (e tutto sommato nemmeno di sé stesso, perché non si sente abbastanza). Questo continuo prodigarsi senza ricambio energetico esaurisce rapidamente le sue forze. Il senso di frustrazione è comune, che gli rende impossibile concentrarsi e impiegare il proprio tempo in modo costruttivo.

Impostato, guardingo, poco spontaneo, eccessivamente responsabile ma anche impulsivo, è totalmente disconnesso dal corpo e dalla conoscenza di sé. In poche parole, una persona “tutta testa”. Ha imparato da piccolo a reprimere e non manifestare le proprie emozioni, belle o brutte che fossero, e quindi deve ancora imparare a farlo.

Instabilità emotiva

Per via del suo vissuto, il basedowiano è emotivamente instabile: rabbia, risentimento, vergogna, paura, tristezza, colpa, solitudine, preoccupazione, insicurezza e inferiorità sono costantemente presenti nella sua vita.

La presenza di questi veleni emotivi lo rende predisposto a soffrire di ansia, irritabilità, depressione e sbalzi d’umore. Gli effetti si manifestano anche nelle abitudini e nello stile di vita: l’ipertiroideo tipicamente dorme poco e mangia male, letteralmente si consuma.

Poiché la sua precaria situazione emozionale ha origini ancestrali e ne sono almeno parzialmente responsabili le figure di riferimento dell’infanzia (quindi, persone care), è molto difficile per il basedowiano comprendere le ragioni della propria sofferenza. Egli può provare vergogna, rabbia o frustrazione verso sé stesso se pensa qualcosa che ritiene sbagliato.

Le strategie inconsce di difesa da pensieri, emozioni e sentimenti spiacevoli dipendono dalla personalità e dalle situazioni vissute; ne sono esempi la sublimazione, la dissociazione, la repressione, l’intellettualizzazione e la compensazione.

Tutti questi processi mentali avvengono dietro le quinte, senza che il basedowiano ne sia totalmente consapevole, per azione dell’Ego (l’aspetto morale e sociale della personalità propria dell’essere umano), che lo protegge da emozioni troppo dolorose da affrontare. Tuttavia, in un individuo adulto, è proprio la mancata consapevolezza la ragione principale del disagio psicologico. Permettere alle emozioni di emergere è spesso sufficiente a lasciarle andare.

Terapie psicologiche e integrative

L’ipertiroidismo è considerata una condizione medica e in quanto tale viene trattata. L’aspetto psico-emotivo non è quasi mai considerato a meno che non venga formulata una diagnosi concomitante di disturbo dell’umore. Spesso è il paziente che spontaneamente decide di intraprendere un percorso di terapia diverso da quello ufficiale.

Prendersi cura anche del proprio benessere interiore è un processo fondamentale nel trattamento di una condizione complessa come il morbo di Basedow. Riconoscere e correggere gli schemi di pensiero disfunzionali permette sia di ridurre i sintomi, sia di abbandonare le abitudini che contribuiscono a rafforzare il disturbo.

La psicoterapia è sicuramente il modo migliore per affrontare il processo. In particolare risultano utili le seguenti tecniche:

  • modello psicodinamico
  • modello cognitivo-comportamentale
  • modello umanistico-esistenziale
  • modello corporale (specie la bioenergetica)

Possono essere utili anche percorsi di crescita personale, auto-aiuto e terapie spirituali.

Fonti

NB. Le informazioni riportate in questo articolo sono state selezionate e tradotte senza l’intermediazione di uno psicologo.

Bibliografia

  • Mental, Emotional and Psychological Aspects of Thyroid Disorders di Svetla Bankova
  • The Thyroid Solution di Ridha Arem

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