Perché è così difficile ottenere una diagnosi?

by Raffaella

La mia epopea di ipertiroidea non diagnosticata è iniziata molto presto, da adolescente, con disturbi digestivi, problemi dentali e intolleranza all’esercizio fisico.
Già all’epoca tentai di approfondire senza però venire a capo di nulla.

“È la crescita” (maddai?)
“Sei solo stressata” (un evergreen!)
“Goditi di più la vita” (grazie, grazie dottore, non ci avrei mai pensato!)

Come spesso accade, i sintomi delle persone giovani (soprattutto le ragazze) raramente vengono presi sul serio. La diagnosi in questo caso arriva molto dopo la prima manifestazione, quando la situazione raggiunge una certa gravità oppure se ci sono già casi conosciuti in famiglia.

Nulla di nuovo sotto al Sole, è così da sempre, ma per noi “tiroidini” c’è dell’altro.
Perché è così difficile ottenere una diagnosi?

Sintomi generici e facilmente confondibili

I problemi della tiroide sono difficili da diagnosticare, perché i sintomi sono talmente vasti che non sempre si riesce a capire da dove derivano. L’unico sintomo che può destare sospetti è il collo gonfio (gozzo), che nel mio caso è stato provvidenziale per arrivare finalmente a comprendere l’origine del mio malessere.

Esattamente come gli altri sintomi, però, non tutti presentano il gozzo e per queste persone può essere ancora più complicato trovare risposte. Questo vale in particolar modo per le donne, che sono anche le più colpite da questi disturbi.

Una donna con ipertiroidismo potrebbe presentarsi dal medico per irregolarità mestruali, un’altra per disturbi intestinali, un’altra ancora per dolori muscolari, e così via.

Ognuna di esse sarà reindirizzata ai rispettivi specialisti e riceverà con ogni probabilità una diagnosi basata sui sintomi dichiarati, ad esempio l’endometriosi o l’intestino irritabile. A questo seguirà una terapia che con ogni probabilità non sarà totalmente risolutiva, perché l’origine del problema non è stata identificata e trattata.

Nelle donne in menopausa, inoltre, lo squilibrio tiroideo può facilmente essere confuso coi sintomi tipici del climaterio.

In più, lo scompenso tiroideo ha degli effetti significativi anche sul cervello. Per questo, l’ipertiroidismo e l’ipotiroidismo possono essere inizialmente scambiati per un disturbo comportamentale o per una vera e propria malattia psichica.

In particolare, i sintomi possono essere confusi con quelli attribuiti alle seguenti diagnosi:

  • disturbo da deficit di attenzione/iperattività
  • disturbo borderline di personalità
  • disturbo bipolare
  • depressione
  • ansia
  • ipocondria
  • disturbo da stress post-traumatico

Le persone che seguono una terapia per questi disturbi e hanno nel contempo uno scompenso alla tiroide, possono trarre giovamento da una cura specifica per ripristinare il corretto funzionamento della ghiandola.

Non credere (più) nelle proprie percezioni

Chi, come me, ha consultato parecchi specialisti, lo sa bene: essere consapevoli che qualcosa non va, ma non riuscire a spiegare la situazione con esattezza, equivale il più delle volte a non essere creduti, né dai medici, né dalle altre persone.

Ricordo che, cercando i miei sintomi su Internet nei primi anni 2000, trovai una pagina sull’ipertiroidismo e mi ci riconobbi subito. Ma mi risultava molto difficile credere che una condizione così rara fosse capitata proprio a me, inoltre non volevo essere presa per ipocondriaca, e così non approfondii.

L’invisibilizzazione crea una sorta di circolo vizioso in cui si può facilmente arrivare ad avere dei dubbi sulla propria capacità percettiva. Può anche capitare che le persone con un problema alla tiroide finiscano con l’abituarsi ai propri sintomi fino a ritenerli una parte normale della quotidianità.

“Quello che sento è reale?”
“Mi sto immaginando tutto?”
“È tutto nella mia testa?”

Questi pensieri tossici creano ulteriore sofferenza inutile e riducono le possibilità sia di ottenere una diagnosi, sia di migliorare il proprio stato di salute.

È molto importante non cadere nella trappola e fidarsi sempre delle sensazioni inviate dal corpo.

Ottenere la diagnosi giusta

Oggi, fortunatamente, c’è un maggiore interesse nei confronti delle patologie della tiroide in quanto sempre più diffuse.
Siti web, iniziative di prevenzione e programmi televisivi contribuiscono a far conoscere sempre di più questa ghiandola e la sua importanza.

Di conseguenza, è presumibile che nel tempo diventerà sempre meno difficile riconoscere un disturbo della tiroide, a partire già dai primi sintomi.

Le persone che si riconoscono nel quadro sintomatico dell’iper/ipotiroidismo dovrebbero spiegare la situazione al proprio medico e insistere al fine di eseguire l’esame del TSH.

La presenza di sintomi psichici, che sono i più difficili da accettare, non dovrebbe rappresentare motivo di imbarazzo.
Essere il più chiari possibile col medico, soprattutto oggi che c’è molta informazione a riguardo, aumenta le possibilità di ottenere la diagnosi giusta.

Più la diagnosi è tempestiva, prima è possibile arrestare il progredire del disturbo e tutti i danni che può provocare all’organismo.

Fonti

NB. Le informazioni riportate in questo articolo sono state selezionate e tradotte senza l’intermediazione di un medico.

Bibliografia

  • The Thyroid Solution di Ridha Arem
  • Mental, Emotional and Psychological Aspects of Thyroid Disorders di Svetla Bankova

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