Segui l’andamento della terapia col test della temperatura di Barnes

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Come sappiamo, la tiroide produce ormoni che controllano il metabolismo; l’intolleranza al freddo (ipotiroidismo) o al caldo (ipertiroidismo) denotano una variazione della temperatura basale, che può essere misurata attraverso il test della temperatura di Barnes.

Si tratta di un test della temperatura ascellare che tutte le persone sintomatiche possono fare, anche quelle che sono sotto farmaci, per verificare il funzionamento della tiroide.

Questo test fu messo a punto dall’endocrinologo americano Broda Barnes negli anni ’40 per diagnosticare e monitorare la terapia per l’ipotiroidismo e fu poi pubblicato su importanti riviste mediche. Purtroppo questo test, pur essendosi dimostrato più affidabile di altri, non è mai stato accettato dalla medicina convenzionale ed è praticato solo in bio-endocrinologia e dai professionisti della medicina naturale.

Sebbene i medici della scuola di Barnes credano che la temperatura basale bassa giustifichi sempre la somministrazione di ormoni tiroidei (non solo per l’ipotiroidismo ma anche per altre malattie come la depressione, dal momento che gli ormoni tiroidei hanno un effetto antidepressivo), il test della temperatura non ha alcun fine diagnostico e non sostituisce gli altri esami di routine. Difatti, una temperatura più bassa del normale può avere numerose cause, ad esempio può semplicemente indicare che il metabolismo è più lento del normale. È inoltre un sintomo di altri disturbi non legati alla tiroide come ad esempio la sindrome post traumatica da stress, l’arresto renale e disturbi alimentari come l’anoressia nervosa. Quindi, per la certezza della diagnosi sono sempre necessari gli esami del sangue.

Per la misurazione è altamente consigliato usare un termometro a mercurio, o almeno uno in vetro a galistan o ad alcol, perché i termometri digitali sono meno affidabili. Il termometro, la sera prima, dovrà essere scaricato fino a che la linea non sarà scesa al di sotto dei 35,55° C, ed essere poi posato sul comodino dentro un bicchiere, in una posizione che sia raggiungibile senza alzarsi da letto. Infatti, la misurazione va eseguita al risveglio, prima di alzarsi, e tutta la procedura va effettuata cercando di muoversi il meno possibile.

La misurazione va fatta ogni mattina per almeno cinque giorni consecutivi. Le donne in età fertile dovrebbero, se possibile, registrare la temperatura durante il ciclo mestruale (dal secondo al quarto giorno di flusso). È consigliato fare attenzione prima, dopo e durante la misurazione, per evitare la rottura del termometro e la fuoriuscita del mercurio.

Ogni misurazione deve essere accuratamente annotata, assieme ad eventuali sintomi.

Passati i cinque giorni, a seconda dei risultati ottenuti, possono prospettarsi i seguenti scenari:

  • temperatura sotto i 36,5° C, senza grosse variazioni da un giorno all’altro. In questo caso è possibile che il paziente soffra di ipotiroidismo;
  • temperatura sopra i 36,8° C, senza grosse variazioni da un giorno all’altro. In questo caso è possibile che il paziente soffra di ipertiroidismo;
  • temperatura fortemente variabile da un giorno all’altro, con notevoli picchi e avvallamenti. Il paziente può avere problemi alle ghiandole surrenali.

Con questi risultati ci si potrà rivolgere ad un medico specializzato, che sappia interpretare e trattare i problemi alla tiroide usando anche il test della temperatura. In Italia, uno dei medici che usa questo metodo a fini terapeutici è il dott. Raul Vergini.

Attenzione: la temperatura può essere influenzata dal numero di coperte usate (non bisogna essere eccessivamente coperti), da eventuali malattie da raffreddamento in corso e/o da disturbi come la sinusite cronica. Inoltre, per non alterare i risultati, il paziente non deve aver mangiato durante la notte, deve essere a letto da almeno 3 ore, non deve aver passato una notte agitata e non deve aver fatto esercizio fisico nelle 12 ore precedenti la misurazione.

Fonti: dr. Hedberg e dott. Raul Vergini