Stanchezza surrenale

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Abbiamo già visto in articoli precedenti che lo stress ha effetti nocivi sulla salute generale; l’indebolimento delle ghiandole surrenali (una condizione nota come stanchezza surrenale) è uno di questi, perché le ghiandole surrenali hanno proprio il compito di gestire la risposta allo stress.
In situazioni di stress prolungato, le ghiandole surrenali sono obbligate a lavorare continuamente per bilanciare il fabbisogno energetico e sopperire ai ritmi stressanti e cronici della vita moderna; col tempo riducono la loro efficienza e producono meno ormoni.

Dall’attività delle ghiandole surrenali dipende il benessere dell’intero organismo e quando queste non funzionano bene emergono numerosi disturbi, fra cui quelli della glicemia e della tiroide, oltre a sintomi depressivi e di affaticamento generale.
È ormai confermato che la stanchezza surrenale è un fattore di background che, assieme ai disturbi della glicemia e alla permeabilità intestinale, spiana la strada ai problemi della tiroide.

Dal momento che molte persone oggigiorno sono sotto stress, è facile intuire quanto questa condizione sia diffusa. I problemi alle ghiandole surrenali sono fra le principali motivazioni per le quali la gente si rivolge alla medicina funzionale/olistica, perché la medicina ufficiale non riconosce ancora la stanchezza surrenale come condizione medica, se non in casi severi (come nella malattia di Addison e nella sindrome di Cushing).

Ghiandole surrenali

adrenal gland

Le ghiandole surrenali (o surreni) sono due piccole ghiandole endocrine; grandi circa quanto una noce, si trovano sopra i reni. Il loro compito è produrre alcuni ormoni sessuali e gestire la risposta allo stress attraverso il rilascio di ormoni come cortisolo, adrenalina e DHEA.

Le surrenali sono composte da una corteccia esterna, che si trova nella parte superiore delle ghiandole e produce gli ormoni steroidei (fra cui il cortisolo). La parte interna è detta medulla e sintetizza l’adrenalina.
Lo stress a breve termine (incidenti, emergenze, agitazione, esercizio fisico, ecc.) è gestito dalla medulla. La corteccia esterna risponde prevalentemente allo stress prolungato come i problemi lavorativi e relazionali.

Le ghiandole surrenali utilizzano il colesterolo come precursore; il 90% del colesterolo è prodotto dal fegato e solo il 10% proviene dalla dieta. Il colesterolo viene convertito in pregnenolone nella corteccia surrenale, che a sua volta viene convertito in cortisolo o DHEA.

Il DHEA è l’ormone di partenza usato per sintetizzare gli ormoni sessuali (estrogeni e testosterone); inoltre è un potenziatore immunitario e ha effetto anabolizzante.

In situazioni di stress, il corpo interpreta i segnali di allarme e ordina alle surrenali di rilasciare i suoi ormoni, in particolare cortisolo. Il cortisolo stimola il rilascio di glucosio nel sangue per aumentare la produzione di energia e reindirizzarla dove ce n’è più bisogno, ad esempio ai muscoli per favorire la lotta o la fuga. L’energia è ovviamente tolta ai sistemi non immediatamente connessi alla sopravvivenza (immunitario, riproduttivo e digestivo in particolare).

Il cortisolo non è un ormone “cattivo”. Se presente nella giusta quantità, aiuta l’organismo ad affrontare e ad adattarsi alle situazioni difficili e stressanti; inoltre è antiinfiammatorio, sostiene il sistema immunitario e migliora la memoria.
Già sappiamo che la risposta allo stress è sana solo se dura pochi minuti, ma poiché lo stress oggigiorno è tipicamente cronico e quotidiano, l’eccesso di cortisolo ha effetti deleteri sulla salute per il suo effetto catabolizzante. Uno degli effetti è l’indebolimento del sistema immunitario; ormai sappiamo che un sistema immunitario debole è l’anticamera del cancro e di tante altre malattie incluse quelle autoimmuni.

Se lo stress prosegue per troppo tempo, le ghiandole surrenali sono costrette ad un superlavoro costante e vanno gradualmente in “esaurimento”, producendo sempre meno cortisolo. Perdere la capacità di produrre livelli ottimali di cortisolo vuol dire perdere la capacità di far fronte allo stress, anche leggero.

Oltre allo stress, le ghiandole surrenali risentono negativamente anche di altri fattori, fra cui:

  • errata alimentazione
  • intolleranze alimentari
  • intossicazione da metalli pesanti, tossine ambientali e sostanze sintetiche
  • squilibri della glicemia
  • virus cronici
  • malattie autoimmuni

Effetti del cortisolo sulla salute generale

Uno squilibrio nei livelli di cortisolo altera la salute in molti modi diversi.

Cortisolo e glucosio. Quando il glucosio scende a valori minimi (ipoglicemia), il cortisolo tenta di riportarlo su. Per molte persone questo succede di continuo a causa di scelte alimentari sbagliate. Un’errata alimentazione, troppo ricca di carboidrati e grassi idrogenati e/o povera di nutrienti, non fornisce all’organismo tutta l’energia di cui ha bisogno; ecco quindi che i surreni sono costretti ad un superlavoro per tenere in piedi l’individuo, pompando continuamente adrenalina e cortisolo.
A lungo andare i surreni “perdono i colpi”, così come ipotalamo, ipofisi e tiroide che, essendo parte dello stesso sistema, risentono negativamente quando uno degli organi inizia a funzionare male.

Cortisolo e infiammazione intestinale. L’infiammazione intestinale e le infezioni creano un segnale di allarme; l’ipofisi reagisce aumentando la produzione di cortisolo per adattare il corpo alla situazione di stress. L’eccesso di cortisolo, a sua volta, indebolisce il tratto gastrointestinale predisponendo a disbiosi e aggravando ulteriormente l’infiammazione.
Anche mangiare ripetutamente alimenti a cui si è intolleranti stressa i surreni e infiamma il sistema immunitario (fattore di base per l’autoimmunità), proprio perché l’intolleranza crea stress fisiologico e rilascio di istamina, a cui le surrenali rispondono pompando cortisolo. Una persona può essere intollerante ad un alimento o ingrediente (ad esempio al lattosio o al glutine) e non accusare sintomi evidenti nemmeno consumando questi alimenti regolarmente. Seguire una dieta ad eliminazione/provocazione è l’unico modo davvero efficace per smascherare queste intolleranze alimentari asintomatiche.

Cortisolo e ormoni sessuali. Quando le surrenali sono in allarme e continuano a produrre cortisolo, l’ipofisi si stanca. Poiché l’ipofisi comanda le altre ghiandole, l’intero sistema endocrino ne risente, quindi anche le ghiandole sessuali; come conseguenza cala il progesterone nelle donne (la salute della tiroide dipende anche dal progesterone) e il testosterone negli uomini.
Inoltre, l’eccesso di cortisolo nella fase acuta dello stress riduce la capacità del fegato di metabolizzare gli estrogeni, che continuano a circolare nel sangue sotto forma di metaboliti tossici, alimentando il circolo vizioso. In più, gli estrogeni competono con gli ormoni tiroidei per legarsi alla proteina TBG, che trasporta gli ormoni nel sangue; più estrogeni vuol dire meno TBG a disposizione degli ormoni tiroidei (ipotiroidismo).

In gravidanza. La donna incinta con stanchezza surrenale, dal terzo trimestre manderà gli ormoni surrenali al bambino tramite il cordone ombelicale. Come risultato, il bimbo rischierà di nascere con la funzionalità surrenale compromessa. Visto che la stanchezza surrenale è diffusissima, questo potrebbe spiegare l’epidemica diffusione di allergie, intolleranze alimentari, eczema e autismo fra i bambini piccoli, oltre alla depressione post-parto fra le neo-madri.

Stanchezza surrenale, crisi surrenalica, malattia di Addison e sindrome di Cushing

La stanchezza surrenale è un disturbo riconosciuto solo dalla medicina funzionale. La medicina allopatica interviene solo nel momento in cui le ghiandole surrenali perdono completamente la loro capacità di produrre cortisolo (insufficienza surrenalica, iposurrenalismo o malattia di Addison) o se al contrario ne producono troppo (sindrome di Cushing). Si tratta di tre disturbi diversi.

L’insufficienza surrenale è una malattia grave nella quale i surreni subiscono una progressiva distruzione a causa di un attacco autoimmune, della tubercolosi o altre malattie. Quando c’è un danneggiamento diretto alle ghiandole surrenali si parla di insufficienza surrenalica primaria. La causa del problema può anche essere un danneggiamento dell’ipofisi, ad esempio dopo un trauma alla testa o un eccessivo sanguinamento durante il parto; si parla in questo caso di insufficienza surrenalica secondaria. Quando la causa è l’ipotalamo, si definisce insufficienza surrenalica terziaria.
Alcuni ipotiroidei hanno anche la malattia di Addison, questo perché pochi ormoni tiroidei influenzano l’andamento del cortisolo; si parla in tal caso di insufficienza surrenalica relativa. Tuttavia, la maggior parte degli ipotiroidei ha una semplice stanchezza surrenale causata dall’ipotiroidismo stesso. In tal caso gli ormoni tiroidei supplementari possono riattivare le ghiandole surrenali, ma un dosaggio troppo alto potrebbe causare una crisi surrenalica.

La crisi surrenalica è un effetto della malattia di Addison o di una stanchezza surrenale che evolve in iposurrenalismo; può essere potenzialmente fatale. Le cause principali sono: infezioni, vigorosa attività fisica, intervento chirurgico e disagio emozionale.

I sintomi della malattia di Addison includono estrema magrezza, ipoglicemia e chiazze scure sulla pelle.
La malattia di Cushing, all’opposto, si caratterizza per un’eccessiva produzione di cortisolo. I pazienti con questo disturbo sono tipicamente grassi, con la faccia “a luna piena” e la cosiddetta “gobba di bufalo”.

Ghiandole surrenali e tiroide

È noto che ormoni tiroidei e surrenali lavorano in tandem e sono in grado di influenzarsi a vicenda. Su studi animali, è stato dimostrato che di solito ormoni tiroidei e cortisolo si alzano e si abbassano in coppia.

La stanchezza surrenale può influenzare il funzionamento della tiroide in diversi modi, ad esempio:

  • interferisce con la comunicazione fra cervello (ipofisi, ipotalamo) e ghiandole ormonali (tiroide inclusa)
  • aumenta l’attività della TBG, quindi ci sono più ormoni legati e meno ormoni disponibili per entrare nelle cellule
  • sopprime il TSH e altera la conversione degli ormoni tiroidei da T4 a T3 – aumenta la conversione da T4 a rT3
  • stimola l’attività delle citochine infiammatorie (prodotte dai globuli bianchi per combattere i batteri) che alterano la sensibilità dei recettori della tiroide
  • intralcia la fisiologica disintossicazione e l’espulsione degli ormoni tiroidei in eccesso – questo causa resistenza agli ormoni tiroidei
  • indebolisce le barriere immunitarie di intestino, cervello e polmoni, predisponendo all’autoimmunità

La stanchezza surrenale può accompagnarsi sia ad ipertiroidismo che a ipotiroidismo. Nel primo caso, la tiroide compensa l’affaticamento surrenale lavorando anche per loro. L’eccesso di ormoni tiroidei, quando c’è anche una stanchezza surrenale, contribuisce notevolmente al senso di stanchezza generale.
In ipotiroidismo, le ghiandole surrenali compensano la carenza di ormoni tiroidei pompando più noradrenalina e cortisolo in modo da dare energia. Il cortisolo controbilancia l’ipoglicemia e la pressione bassa (l’ipotiroidismo causa un abbassamento di pressione), ma la noradrenalina la alza. Tutto questo contribuisce a creare sintomi tipicamente “iper” come ansia, irritabilità e battiti cardiaci accelerati (quando solitamente chi è ipotiroideo ha i battiti lenti).

Poiché il cortisolo regola il ritmo circadiano (è più alto al mattino e basso la sera), una disfunzione surrenale con cortisolo cronicamente alto o basso può alterare il ritmo sonno/veglia; il cortisolo alto di notte provoca insonnia, se è basso di giorno si avranno sintomi di stanchezza e stress.

Gli ipotiroidei devono tenere presente che, in ipotiroidismo, il cortisolo è sottoregolato e prendere ormoni tiroidei supplementari può raramente causare una crisi surrenalica con sintomi quali severa ipoglicemia, pressione bassa e perdita di coscienza.
Quindi, prima di iniziare la terapia ormonale, è importante verificare che le surrenali producano abbastanza cortisolo, perché è impossibile replicare la naturale produzione di cortisolo nel corpo.

Alcuni pazienti ricevono idrocortisone prima di iniziare terapia ormonale tiroidea. L’idrocortisone però sopprime la naturale funzionalità delle surrenali (azzera l’ormone ACTH) e del sistema immunitario. In più ha altri effetti collaterali quali aumento di peso, diabete, insonnia, osteoporosi e (paradossalmente) crisi surrenalica anche a bassi dosaggi. Inoltre l’idrocortisone può interferire con altri farmaci, ad esempio le benzodiazepine, ed è controindicato in alcune condizioni mediche come la malattia di Lyme.
L’idrocortisone è necessario in caso di insufficienza surrenalica primaria e terziaria, ma se la causa dell’affaticamento surrenale è la tiroide o lo stress cronico, la situazione può tornare normale senza bisogno di prenderlo.

Per ridurre il rischio di una crisi surrenalica è consigliato aumentare gradualmente dosaggio degli ormoni tiroidei e supportare le surrenali con la dieta e lo stile di vita. Per chi si cura anche con la T3: prendere T3 prima di alzarsi mima la normale funzionalità tiroidea e stimola la produzione di cortisolo mattutino (l’orario ottimale varia da persona a persona). Tuttavia, non tutti i medici suggeriscono di usare T3 terapeutica perché può stressare ulteriormente le ghiandole surrenali.

Fasi e sintomi della stanchezza surrenale

Le surrenali si adattano sempre allo stress, che sia fisico, biologico o emotivo. Stress particolarmente gravi come un lutto o un trauma possono esaurire subito i surreni, ma in genere il processo ha luogo in 3 fasi:

  1. fase di allarme – le surrenali diventano iperattive e rilasciano cortisolo
  2. fase di resistenza – in caso di stress cronico, il corpo “ruba” il pregnenolone dal colesterolo per fare più cortisolo. Di norma il pregnelonone serve per produrre ormoni sessuali come progesterone e testosterone. Ecco quindi che si pongono le basi per disturbi ormonali come sindrome premestruale, infertilità, menopausa e andropausa anticipata, sindrome dell’ovario policistico…
  3. fase di esaurimento – in questa fase le surrenali non riescono più a rispondere allo stress. I cofattori necessari per fare il cortisolo diminuiscono e non potendo più produrlo l’individuo diventa intollerante ad ogni tipo di stress, anche il più leggero

I sintomi di uno squilibro surrenale sono molteplici e molti di questi sono comuni anche ai problemi della tiroide e altre malattie. A volte i sintomi dell’eccesso e della carenza di cortisolo coincidono.

  • disturbi della glicemia come disglicemia e insulino-resistenza
  • scompensi della tiroide
  • squilibri ormonali, sindrome premestruale, sintomi della menopausa, infertilità (anche maschile)
  • redistribuzione del grasso corporeo (specie aumento di grasso sulla pancia – eccesso di cortisolo)
  • magrezza (carenza di cortisolo)
  • compromissione del sistema immunitario e predisposizione a malattie come fibromialgia, sindrome del colon irritabile, artrite reumatoide e cancro
  • allergie
  • tendenza ad ammalarsi con maggiore facilità e spesso
  • bisogno di più tempo per riprendersi da traumi, ferite e malattie
  • danneggiamento dell’ippocampo (parte del cervello collegata alla memoria) e quindi problemi cognitivi, annebbiamento mentale, incapacità di concentrarsi
  • ansia, malinconia e depressione
  • dipendenze (droghe, alcool, fumo…)
  • comportamento instabile
  • irritabilità, specie prima dei pasti
  • mancanza di interesse per le attività piacevoli
  • riduzione della libido e del desiderio sessuale
  • problemi ad addormentarsi, a mantenere il sonno e a svegliarsi al mattino – nello specifico: svegliarsi di soprassalto verso le 2-3 di notte, sonno non ristoratore e/o bisogno di molte ore di sonno, insonnia, lentezza mattutina, non riuscire a stare svegli, non riuscire a dormire…
  • capogiri, specie al risveglio o nell’alzarsi dopo essere stati a lungo seduti o stesi
  • tremori, soprattutto se si saltano i pasti (i tremori sono accompagnati da debolezza)
  • dipendenza da caffeina al mattino
  • calo energetico attorno alle 3-4 del pomeriggio, con bisogno di consumare caffè o qualcosa di dolce
  • maggiore energia la sera
  • bisogno di mangiare per combattere la stanchezza
  • estrema stanchezza, sentirsi “presenti” ma stanchi, mancanza di energia, debolezza
  • profusa sudorazione
  • voglia di cibo dolce e salato
  • scatto nervoso per cose minime, ad esempio sentire un rumore forte
  • mal di testa, soprattutto nel pomeriggio e in caso di stress fisico e/o mentale
  • mani e piedi freddi
  • sensibilità al freddo
  • visione offuscata
  • problemi di stomaco, ulcere gastriche e peptiche
  • nausea
  • asma
  • costipazione o diarrea
  • gonfiore, digestione lenta, indigestione
  • attacchi di panico (che possono essere in realtà crisi ipoglicemiche)
  • riduzione della rigenerazione dell’epidermide durante il sonno (rughe premature) per via dell’impossibilità di dormire
  • ridotta densità ossea
  • palpitazioni, pressione alta e altri problemi cardiaci
  • poca resistenza fisica
  • riduzione della massa muscolare
  • vene varicose
  • occhiaie e pigmenti scuri sulla pelle
  • problemi alla pelle (eczema, psoriasi)
  • emorroidi

Alcuni dei sintomi tipicamente associati ad uno scompenso tiroideo come stanchezza, perdita di peso, pressione bassa, vertigini, nausea, vomito, iperpigmentazione, iponatremia (sodio basso) e iperkalemia (potassio alto) potrebbero avere come prima causa una carenza di cortisolo.

Esami per stanchezza surrenale

Sfortunatamente è molto difficile diagnosticare una stanchezza surrenale. Dal momento che gli endocrinologi sono abituati a trattare solo situazioni estreme come la malattia di Addison, è consigliato rivolgersi ad un medico olistico che prescriverà un esame delle urine e della saliva. In alternativa esistono dei laboratori che eseguono questo test per corrispondenza, ma è sempre consigliato rivolgersi a un medico, ad esempio un chiropratico o nutrizionista.

A titolo puramente informativo e non diagnostico, ecco i possibili risultati del test e la relativa spiegazione clinica.

Test salivare e scenari possibili

In medicina funzionale si valuta lo stato dei surreni con un test salivare del cortisolo con prelievi ripetuti nell’arco di 24h. Un solo prelievo non è sufficiente perché il cortisolo è rilasciato in misura variabile per tutto il ritmo circadiano. Il test salivare è più accurato e affidabile di quello urinario e sanguigno, dal momento che gli esami classici usati per diagnosticare la malattia di Addison e di Cushing (come il test di stimolazione dell’ACTH) sono inutili. Difatti la maggior parte delle persone con una semplice stanchezza surrenale non patologica produce abbastanza ACTH.

Il test salivare è da fare in un giorno di normale routine e possibilmente evitando di prendere corticosteroidi. Questo esame misura il il cortisolo, il DHEA e altri ormoni.

Nel test salivare sono talvolta inclusi anche gli anticorpi SIgA totali e anti-gliadina. I primi valutano lo stress del sistema immunitario; se sono bassi c’è una propensione alle intolleranze alimentari e alle infezioni virali, fungine o da parassiti. Gli anticorpi anti-gliadina indicano l’intolleranza al glutine. Questi sono test extra senza alcun fine diagnostico definitivo.

Nel normale ritmo circadiano, il cortisolo è alto al mattino e basso la sera. Una persona che è stanca al mattino e soffre di insonnia avrà però risultati opposti. Alcuni hanno picchi e avvallamenti durante il giorno, quando viene persa la coordinazione fra surreni e cervello. Questo andamento fluttuante provoca inoltre l’aumento dell’ormone rT3.

Ricordiamo nuovamente che se il cortisolo è cronicamente basso, può essere un serio problema aumentare il dosaggio degli ormoni tiroidei, perché potrebbero verificarsi sintomi “iper” oltre ad un amento dell’ormone rT3, o più raramente una crisi surrenale.

I risultati del test salivare andrebbero interpretati da un medico funzionale, ma a titolo puramente informativo riportiamo qui alcuni scenari possibili. L’ordine in cui sono riportati non corrisponde necessariamente all’ordine in cui possono verificarsi.

Scenario #1: fase di allarme

Cortisolo e DHEA elevati.
Tipica situazione di risposta acuta ad un forte stress, ad esempio stacanovismo o sovrallenamento sportivo. È comune la resistenza all’insulina.

Scenario #2: progressione dalla fase di allarme alla fase di resistenza

Cortisolo alto e DHEA normale.
Significa che si sta passando dalla fase di allarme alla fase di resistenza. È comune la resistenza all’insulina.

Scenario #3: fase di resistenza

Cortisolo alto e DHEA basso.
Siamo entrati nella fase di resistenza, il corpo comincia a rubare il pregnelonone e il DHEA per produrre cortisolo. Comuni squilibri ormonali e resistenza all’insulina.

Scenario #4: progressione dalla fase di resistenza alla fase di esaurimento

Cortisolo basso e DHEA basso.
Stiamo andando dalla resistenza all’esaurimento. Comune resistenza all’insulina. In questa fase rischiamo di perdere la capacità di produrre cortisolo.

Scenario #5: esaurimento surrenale non adattato

Cortisolo basso e DHEA normale.
Inizio della fase di esaurimento; le surrenali non funzionano bene e non riescono a produrre cortisolo e DHEA. È comune l’ipoglicemia.

Scenario #6: DHEA inadeguato (caso particolare)

Cortisolo normale e DHEA alto.
Può essere un marcatore di sindrome dell’ovario policistico o insulino-resistenza.

Scenario #7: esaurimento surrenale (fase finale)

Cortisolo e DHEA bassi.
Se il test indica anche 17-idrossiprogesterone elevato, significa che le surrenali non sono più in grado di produrre cortisolo. È comune l’ipoglicemia.

Analisi generale

Affaticamento e disglicemia sono comuni in tutte le fasi della stanchezza surrenale; dalla prima alla quarta domina l’insulino-resistenza, dalla quinta alla settima l’ipoglicemia. Questo è l’andamento generale ma ci sono delle eccezioni.
Se la stanchezza surrenale non si è ancora cronicizzata portando alla riduzione del cortisolo, nelle fasi iniziali della malattia si ha invece un aumento di produzione di cortisolo, poiché l’organismo cerca di reagire alle situazioni di stress. Troppo cortisolo stimola il rilascio di glucosio e interferisce con la conversione degli ormoni tiroidei.

Test di autovalutazione della funzionalità surrenale

Ecco quattro test da fare in casa che possono far sospettare un problema surrenale (attenzione, questi test non hanno alcun fine diagnostico).

Test #1: misurazione della pressione da distesi a eretti

Stenditi o stai in posizione seduta per almeno cinque minuti. Misura la pressione e annota i risultati. Subito dopo, alzati di scatto e rimisurati subito la pressione. Se i valori della seconda misurazione sono inferiori ai primi, è sospettabile una riduzione di funzionalità delle surrenali e nello specifico un problema legato all’aldosterone, un altro ormone prodotto dai surreni. L’iposurrenalismo è direttamente proporzionale alla differenza fra le due misurazioni. In condizioni normali, infatti, le surrenali aumentano la pressione con lo scatto fatto per alzarsi, in modo da mandare sangue al cervello. È consigliato fare questo test due volte al giorno, mattina e sera, dal momento che i risultati potrebbero differire.

Test #2: test della pupilla

Anche questo test serve a determinare il funzionamento dell’aldosterone.
Mettiti in una stanza buia, prendi uno specchio e una torcia a penna. Da una posizione laterale (non di fronte), accendi la torcia in direzione di una pupilla e tienila accesa per circa un minuto. Osserva poi la pupilla. Se le tue surrenali sono sane e se nello specifico i livelli di aldosterone sono normali, la pupilla si sarà ristretta e sarà rimasta così per tutto il tempo in cui hai tenuto la luce accesa. In caso di problemi alle surrenali, invece, la pupilla si restringe comunque, ma torna normale nel giro di 30 secondi e poi continua a variare di dimensioni nel tentativo di restringersi. Perché succede? Perché poco aldosterone riduce il sodio e aumenta il potassio; questo provoca l’indebolimento dei muscoli dello sfintere dell’occhio, facendoli dilatare in risposta alla luce.
In alternativa, chiedi a qualcuno di dirigere una luce abbastanza luminosa verso di te. Se sei molto sensibile alla luce e ti provoca fastidio, le tue surrenali potrebbero avere dei problemi, soprattutto se la sensibilità alla luce ti fa venire il mal di testa.

Test #3: misurazione della temperatura col metodo di Barnes

Questo test è utile per valutare l’effetto cellulare degli ormoni tiroidei, ma può dare informazioni utili anche sul funzionamento delle surrenali. Per informazioni leggi: segui l’andamento della terapia col test della temperatura di Barnes.

Variante

Questa variante è stata pubblicata dal dott. Rind sul blog Stop the Thyroid Madness. Consiste nel misurare la temperatura 3 volte al giorno, la prima volta 3 ore dopo il risveglio, e poi ogni 3 ore dall’ultima misurazione. Se hai mangiato o fatto esercizio, aspetta almeno 20 minuti prima di misurare. Se hai il ciclo, inizia all’ultimo giorno del ciclo ed evita i giorni dell’ovulazione. Al termine della giornata calcola la media delle misurazioni. Ripeti il procedimento per almeno 5 giorni successivi.
Se la temperatura media oscilla da un giorno all’altro di 0,2 – 0,3 gradi, potresti avere bisogno di un aiuto per le surrenali.

In sintesi

  • la salute della tiroide dipende da quella dei surreni (e viceversa)
  • la stanchezza surrenale ha svariate cause (diete errate, tossine, stress cronico, infiammazioni intestinali, patogeni, ecc.) ed è estremamente diffusa
  • uno scompenso del cortisolo porta a problemi della tiroide, in modo diretto o indiretto
  • il test salivare offre una buona visione d’insieme sullo stato dei surreni ed è l’unico utile a fine diagnostico – l’analisi dei sintomi e gli esami delle urine e del sangue non bastano
  • ci sono ben 7 stadi di stanchezza surrenale, che non necessariamente si presentano in modo sequenziale
  • quando gli ormoni tiroidei terapeutici non riescono a far rientrare i sintomi dell’ipotiroidismo, potrebbe esserci un problema ai surreni

Fonti: