Stanchezza

2021

La stanchezza è un sintomo talmente vasto, comune e multifattoriale che molti medici ne danno un’interpretazione diversa. Di solito, però, il problema viene spesso banalmente attribuito allo stress, dal momento che al giorno d’oggi la maggior parte della popolazione è stressata. I consigli sono sempre gli stessi: fare più esercizio, dimagrire e mangiare meglio.

Difficilmente si viene presi sul serio a meno che non si insista e non si indichino tutti i sintomi, cosa che può aiutare ad identificare la causa esatta del disturbo. In particolare, se ci sono sintomi come dolore e problemi gastrici, il medico dovrebbe ricercare una condizione fisica.
Anche così però è molto difficile venire a capo del problema, perché le cause della stanchezza sono davvero molto numerose e spesso si intrecciano fra loro.
Eccone alcune.

Disordini del sistema endocrino: ipotiroidismo, ipertiroidismo, insufficienza surrenale, problemi ai reni, ipopituitarismo o problema all’ipofisi, malattia di Cushing, diabete.
Disordini del sistema immunitario e infezioni: lupus, polimiosite, dermatomiosite, sindrome di Sjögren, polimialgia reumatica, anemia perniciosa, artrite reumatoide, infezione da virus di Epstein-Barr, infezione da HIV/AIDS, altra infezione virale o fungina acuta o cronica, tubercolosi, malattia di Lyme.
Disordini della chimica cerebrale: tutti i disturbi dell’umore e in particolare quelli depressivi – alcuni medici interpretano la stanchezza come primo sintomo di depressione, specie se il sistema endocrino è sano.
Altre condizioni: fibromialgia, sindrome da stanchezza cronica, anemia, cancro, alcolismo, intossicazione da metalli pesanti, carenze alimentari, alcuni farmaci (beta-bloccanti, antidepressivi), abuso di droghe, epatite o altra malattia del fegato, tubercolosi, malattia cardiaca, problemi cronici ai polmoni, apnea del sonno, malattia di Parkinson, sclerosi multipla, linfoma.

Fortunatamente, diverse delle condizioni elencate sopra sono piuttosto rare. Le cause principali della stanchezza rimangono i disturbi endocrini (ipotiroidismo, stanchezza surrenale e ipopituitarismo), la depressione, l’ipoglicemia, la fibromialgia e la sindrome da stanchezza cronica.

Stanchezza, ipotiroidismo e depressione

Il sintomo più comune in ipotiroidismo (nonché il primo a manifestarsi) è la stanchezza fisica dovuta al rallentamento metabolico e al calo degli ormoni. Esiste poi la stanchezza mentale, che è un sintomo strettamente collegato anche alla depressione.

Difatti, i sintomi di ipotiroidismo e depressione possono coesistere ed essere interdipendenti; ad esempio, dormire molto è considerato un sintomo depressivo, ma anche di ipotiroidismo. C’è però una differenza di base: se in ipotiroidismo l’elevato numero di ore di sonno è un bisogno fisiologico per poter funzionare normalmente, in caso di depressione è conseguenza della perdita di entusiasmo e interesse in ogni tipo di attività piacevole.
Se la stanchezza è associata anche a cambiamenti dell’appetito, il quadro depressivo è completo. L’ipotiroidismo promuove anche la sedentarietà a causa dei dolori e dei problemi depressivi, peggiorando ulteriormente la situazione generale.

I pazienti non sono del tutto coscienti della portata dei sintomi o non comunicano coi medici. La diagnosi può sfuggire anche quando il paziente non spiega bene i propri sintomi al medico. Lamentare stanchezza di solito è solo la punta dell’iceberg, ci possono essere altri sintomi che il paziente non riesce o non vuole spiegare. Per molti infatti non è facile analizzare ed esprimere chiaramente come si sentono fisicamente e mentalmente.
Altri invece si abituano al loro nuovo modo di sentirsi, convivono con stanchezza, perdita di interesse e lo rendono il loro nuovo stile di vita. Si fingono normali e soffrono in silenzio. Questo è il risultato di uno stigma che ruota attorno alle malattie mentali, viste come meno “gravi” di quelle fisiche. Ansia, depressione e dolore continuano a generare sofferenza senza che si cerchi aiuto medico.

La stanchezza, indipendentemente dalla sua origine, provocherà in chi ne soffre grande frustrazione e sensi di colpa, che lo renderanno incapace di funzionare come prima e di svolgere i propri compiti. È un circolo vizioso: si dorme male, ci si sveglia pieni di preoccupazioni e in preda all’ansia, ci si sente stanchi e privi di energia (l’ansia ruba molta energia) e si mangia di più. Gli effetti sull’autostima, sulla qualità del sonno e sull’aspetto fisico (in particolare sul peso) saranno sempre più evidenti.

Stanchezza e ipertiroidismo

Secondo l’immaginario comune, gli ipertiroidei sono persone molto attive e infaticabili; eppure, paradossalmente, in alcuni la stanchezza fisica e/o mentale può essere il primo sintomo dell’ipertiroidismo. Talvolta il problema può essere così debilitante da interferire con le attività quotidiane.

Sebbene ogni caso sia unico, così come gli effetti dello scompenso tiroideo sulla mente, in genere la maggior parte degli ipertiroidei ha ansia e stanchezza mentale. Non sempre la gravità di questi sintomi è direttamente proporzionale ai referti di laboratorio; infatti, persone con ipertiroidismo subclinico/leggero potrebbero avere sintomi più marcati rispetto ad altri pazienti severamente ipertiroidei.

Stanchezza endocrina

Lo squilibrio tiroideo (sia ipo che iper) può causare stanchezza, così come tutti i disturbi endocrini, in particolare quelli legati all’ipofisi e ai surreni. Questo perché gli ormoni regolano i livelli di energia dell’organismo.

Quasi sempre, ad un disturbo della tiroide si accompagna uno squilibrio delle ghiandole surrenali. Nella malattia di Addison (o insufficienza surrenalica), ad esempio, i surreni sono presi di mira dal sistema immunitario, che li attacca; la produzione di cortisolo diminuisce e di conseguenza ci si sente stanchi (anche molto stanchi). Chi ha una malattia autoimmune (Basedow e Hashimoto in particolare) è maggiormente esposto ad avere la malattia di Addison (e viceversa).
La malattia di Addison è di solito diagnosticata in fase tardiva, dopo mesi o anni di sofferenza, quando il cortisolo è già a livelli criticamente bassi. A quel punto si prescrive una terapia sostitutiva a base di idrocortisone.

Un’altra causa della stanchezza può essere la lentezza ipofisaria; nei pazienti con stanchezza cronica, è spesso riscontrabile una carenza di ormone della crescita (GH) e di cortisolo, causata dalla disfunzione dell’ipofisi.
L’ipofisi è la ghiandola “capo” del sistema endocrino e, assieme all’ipotalamo, controlla tiroide, surrenali e ghiandole sessuali. Nelle persone in cui questa ghiandola è stata danneggiata si verifica una carenza di ormoni ipofisari, detta ipopituitarismo, che conduce anche ad ipotiroidismo, iposurrenalismo, fibromialgia e carenza di ormoni sessuali e ormone della crescita.
Alcuni fattori che possono danneggiare l’ipofisi sono: un tumore, un’ernia, un trauma cranico (anche non recente), un intervento chirurgico, una severa emorragia (o al contrario un ridotto apporto sanguigno) e l’esposizione a radiazioni.

I sintomi finali includono stanchezza, depressione e bassa pressione sanguigna, oltre a ipoglicemia (senza abbastanza GH, l’insulina diventa inefficiente), dolori articolari/muscolari e giramenti di testa; la carenza dell’ormone della crescita predispone inoltre alle malattie cardiovascolari e all’aumento di peso.

Benché la carenza di ormone della crescita abbia i suoi effetti più evidenti nei bambini (che restano nani), i sintomi si fanno sentire anche in età adulta. Fra questi: stanchezza, ridotta capacità di fare esercizio fisico, debolezza e diminuzione della massa muscolare, problemi cognitivi e aumento di peso. Inoltre, poiché l’ormone della crescita regola anche i neurotrasmettitori cerebrali, una carenza di GH può provocare significativo disagio mentale, ansia, isolamento sociale, depressione (specie depressione atipica) e fibromialgia.

In caso di trauma cranico, ad esempio dopo un incidente, la carenza di ormone della crescita può causare stanchezza, cali di attenzione, concentrazione e memoria, difficoltà di apprendimento, di risoluzione dei problemi e di uso del linguaggio.

Secondo uno studio, il 22% dei pazienti con malattia autoimmune (Basedow e Hashimoto incluse) è positivo agli anticorpi diretti contro le cellule che secernono la prolattina, l’ormone della crescita e altri ormoni ipofisari. Questo può provocare una severa carenza di ormone della crescita e cortisolo, causando stanchezza fisica e mentale.
Quando la stanchezza non migliora nemmeno con la terapia per ipotiroidismo e si soffre anche di un’altra malattia autoimmune e/o un disturbo depressivo, è utile testare gli anticorpi contro l’ipofisi.

Iniezioni quotidiane di ormone della crescita possono migliorare l’energia, il sonno, l’equilibrio emotivo, la depressione e la cognizione, oltre alla funzionalità tiroidea e muscolare, la densità ossea e l’aspetto della pelle; in più il GH fa perdere peso e normalizza i livelli di colesterolo e trigliceridi. Tuttavia possono anche causare la sindrome del tunnel carpale provocando rigonfiamento e dolore articolare, ginecomastia e glucosio alto. Chi prende l’ormone della crescita deve evitare gli estrogeni orali.

Fibromialgia e disturbo tiroideo

La fibromialgia è una malattia autoimmune caratterizzata da un dolore muscolo-scheletrico in alcune aree del corpo (dette trigger points), sensibili alla pressione e al contatto. Gli altri sintomi principali sono: mal di testa, irrigidimento mattutino, problemi del sonno, stanchezza anche dopo sforzi minimi, incapacità di gestire anche il più leggero dello stress, intestino irritabile, cistite, problemi emozionali, ansia ed irritabilità. Questi sintomi, in genere, sono più evidenti al mattino, migliorano durante il giorno ma si ripresentano nel tardo pomeriggio e sera. Per la certezza della diagnosi i sintomi devono persistere da almeno 3 mesi.
Malattia tipicamente femminile (colpisce principalmente la fascia d’età fra i 20 e i 50 anni), la fibromialgia peggiora durante il ciclo e i sintomi sono più dolorosi dopo la menopausa. Si stima che ne soffra circa il 5% della popolazione.

La fibromialgia ha sintomi comuni ad altre malattie del tessuto connettivo che causano dolore cronico e con le quali può essere confusa, ad esempio: artrite reumatoide, sindrome di Sjögren, polimialgia reumatica, polimiosite, osteoartrite, malattia delle paratiroidi e lupus. Alcuni pazienti hanno contemporaneamente la fibromialgia e altre malattie del tessuto connettivo come la sindrome di Sjögren e il fenomeno di Ryanaud.

La causa della fibromialgia non è nota, ma la presenza di radicali liberi e ossido nitrico nei muscoli ha un ruolo determinante nell’esordio dei sintomi. Anche l’ipotiroidismo e le carenze alimentari (specie di ferro e vitamina D) hanno una correlazione con la fibromialgia. Si stima che il 12% circa di tutti i casi di fibromialgia sia causato da ipotiroidismo; di solito la fibromialgia viene diagnosticata diverso tempo dopo l’ipotiroidismo, specie quando i sintomi della fibromialgia (inizialmente attribuiti all’ipotiroidismo) non guariscono col trattamento a base di ormoni tiroidei.
La fibromialgia può insorgere anche in seguito al trattamento farmacologico per ipertiroidismo; succede se la terapia non è corretta, o se ci sono rapidi sbalzi da ipotiroidismo a ipertiroidismo (e viceversa).

Le persone con fibromialgia sono 4 più propense ad avere una malattia autoimmune della tiroide rispetto al resto della popolazione; inoltre, le persone con fibromialgia e malattia autoimmune tiroidea soffrono (o hanno sofferto) di depressione o altro disturbo mentale.

La fibromialgia può anche presentarsi in seguito ad uno stress acuto, come un incidente di macchina o sul lavoro. Questo potrebbe essere dovuto al fatto che, in seguito allo stress, l’ipofisi riduce la produzione dell’ormone della crescita. L’attivazione dei surreni, l’eccesso di cortisolo, l’eccessiva produzione di sostanza P e il rilascio di agenti chimici ad azione infiammatoria possono essere alla base della fibromialgia in alcuni pazienti.

Nella fibromialgia il sistema coagulativo è costantemente sottoregolato; pur non producendosi coaguli, si formano dei monomeri di fibrina solubile (SFM) che ricoprono la parte interna dei piccoli vasi sanguigni e limitano l’apporto di ossigeno e nutrienti alle cellule. La diminuzione di ossigeno alle cellule causa fatica, dolore muscolare, annebbiamento mentale e disturbi del sonno.

I geni hanno un ruolo nell’eccessiva produzione di SFM, così come altri fattori come traumi, esposizione a metalli pesanti e tossine derivanti da virus, lieviti e batteri. Dal momento che SFM si deposita nei vasi sanguigni, i lieviti, batteri e micoplasmi possono sfuggire al sistema immunitario nascondendosi nel SFM. L’infezione che ne deriva, unita all’anormalità della coagulazione, rende più difficile agli ormoni tiroidei fare il loro lavoro.

Per tale ragione alcuni medici prescrivono alte dosi T3 per trattare la fibromialgia (anche nei casi in cui il paziente è eutiroideo), in associazione a supplementi nutritivi, esercizio fisico moderato e cambio delle abitudini alimentari. Se da un lato questa cura può rivelarsi non solo utile ma anche risolutiva sul disturbo, il rovescio della medaglia è che troppa T3 può causare tireotossicosi; in ogni caso, si possono ottenere buoni risultati anche con dosi di T3 più basse.

Altri rimedi e accorgimenti per la fibromialgia sono i seguenti:

  • farmaci antagonisti dei recettori della serotonina (Tropisetron)
  • farmaci antiepilettici (Lyrica) e gli antidepressivi triciclici – migliorano il sonno e il dolore, ma solo in alcuni casi
  • medicinali miorilassanti – da assumere la sera prima di andare a letto
  • iniezioni quotidiane di ormone della crescita – utili contro i dolori, la stanchezza e l’intolleranza all’esercizio fisico nei pazienti con bassi livelli di IGF-1
  • integratori di antiossidanti come la quercetina (rallenta il processo infiammatorio e riduce l’attivazione dei mastociti, migliorando i sintomi), vitamine e acidi grassi omega-3/omega-6
  • zeolite – ripulisce l’organismo da metalli pesanti e altre tossine
  • melatonina (3 grammi prima di coricarsi) – aiuta a migliorare il sonno e a ridurre il dolore
  • dieta altamente nutriente – evidenze aneddotiche consigliano una dieta vegan crudista, a basso contenuto di sale e caffeina, ricca di probiotici
  • esercizi di potenziamento, acquagym e aerobica – rafforzano i muscoli e migliorano la funzionalità articolare
  • ossigenoterapia iperbarica
  • agopuntura – migliora dolore e depressione
  • ipnoterpia – nei casi di fibromialgia persistenti
  • biofeedback
  • terapia psicologica, principalmente la terapia cognitivo-comportamentale
  • tecniche di guarigione spirituale come la meditazione e la preghiera
  • tai chi, disciplina orientale che combina esercizio fisico e guarigione spirituale

Squilibrio tiroideo e sindrome da stanchezza cronica

La sindrome da stanchezza cronica (CFS) è una malattia che si caratterizza per una fatica debilitante, persistente e recidivante, oppure da una facile tendenza all’affaticabilità che non si risolve col riposo e che è aggravata dall’esercizio fisico.
I sintomi includono: brividi di freddo, gola secca, dolore in alcune zone del corpo, debolezza e dolore muscolare, stanchezza prolungata dopo l’esercizio fisico, mal di testa, dolori articolari, sintomi neuropsicologici e problemi del sonno. Per la diagnosi è necessario che i sintomi persistano da almeno 6 mesi.

I sintomi della stanchezza cronica e della depressione sono simili, tuttavia alcuni di essi (febbre bassa, sudorazione notturna, linfonodi gonfi e faringite) sono più indicativi di CFS. I sintomi neurofisiologici possono portare a pressione sociale e isolamento; i pazienti sono definiti pazzi o pigri.

Alcuni sintomi della CFS somigliano a quelli dell’ipotiroidismo; può quindi capitare di ricevere la diagnosi errata di CFS quando in realtà si tratta di ipotiroidismo. In questi pazienti è sufficiente il trattamento a base di ormoni tiroidei, ma nei casi in cui ipotiroidismo e CFS coesistono (situazione possibile), sarà necessario seguire una terapia per entrambe le condizioni.

Come nel caso della fibromialgia, le cause della CFS non sono del tutto note, ma problemi al sistema nervoso centrale e uno scompenso dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrenali (con cortisolo depresso) possono contribuire alla malattia. Non è noto però se questo squilibrio sia la causa della malattia, oppure una conseguenza della stessa, e della relativa depressione e stress che ne derivano.
Livelli bassi di DHEA, infiammazione cronica e stress ossidativo possono alterare il sistema immunitario ed essere concausa del disturbo.

La fatica cronica può essere provocata anche da alcuni virus come i retrovirus.
I pazienti che soffrono di CFS, se sottoposti ad alti livelli di stress, potrebbero non riuscire a riprendersi da un’infezione virale altrettanto velocemente di una persona sana. Questo perché alcune persone sono maggiormente sensibili e vulnerabili rispetto alla media, e il loro sistema immunitario è pertanto più debole; non riuscendo a combattere l’infezione virale, questa cronicizza. Anche il sistema endocrino è disturbato: chi soffre di CFS ha il cortisolo basso, indice di stanchezza surrenale.
In questi pazienti è impossibile stabilire la giusta sequenza di eventi – stress, depressione, infezione virale, disturbi del sistema immunitario ed endocrino.

Benché non ci sia una cura ufficiale per la CFS, esistono dei trattamenti che possono aiutare, come l’esercizio fisico moderato e la terapia cognitivo-comportamentale. Farmaci utili includono gli antidepressivi, alte dosi di immunoglobuline per via endovenosa, idrocortisone (quando il cortisolo è troppo basso) e iniezioni intramuscolari di solfato di magnesio. Poiché nei pazienti con CFS la serotonina è anormale, è utile talvolta prendere i precursori della serotonina. Supplementare antiossidanti come i batteri dell’acido lattico può aiutare a migliorare il sistema immunitario e, di conseguenza, i sintomi. Può essere utile anche la medicina omeopatica.

I pazienti con CFS, esattamente come molti ipotiroidei, hanno spesso lo zinco basso; livelli depressi di zinco promuovono l’infiammazione e causano squilibri nei linfociti T. Per cui prendere supplementi di zinco va considerato parte del regime curativo. Contribuiscono alla malattia anche carenze di vitamine e micronutrienti quali: vitamine del gruppo B, vitamina C, magnesio, sodio, L-triptofano, L-carnitina, coenzima Q10 e acidi grassi essenziali. I pazienti con CFS dovrebbero prendere integratori alimentari di vitamine, minerali e acidi grassi altamente concentrati.

Infine, poiché la malattia tende a diminuire l’autostima, il supporto sociale è fondamentale.

Fibromialgia, stanchezza cronica e ipotiroidismo

Casualmente, molti pazienti con fibromialgia e CFS risultano essere ipotiroidei. Il progredire dei sintomi potrebbe inoltre causare depressione cronica.
Le relazioni fra stress, depressione e malattie come ipotiroidismo, fibromialgia e CFS sono così complesse che non sempre si riesce a ricomporre il puzzle e capire l’origine di tutto, ma quel che è certo è che queste condizioni sono innescate dalla complessa interazione fra cervello, sistema endocrino e sistema immunitario.

Informazioni tratte dal libro The Thyroid Solution di Ridha Arem