Stress cronico: un problema moderno

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Nel mondo moderno, lo stress è diventato parte integrante della quotidianità, al punto che siamo ormai abituati alla sua presenza. Di conseguenza, ci stressiamo a morte ogni giorno di più, spesso senza rendercene neanche conto.

Per fare i conti con questo killer invisibile ci avvaliamo di metodi che forniscono solo un sollievo temporaneo e che a lungo andare si rivelano essere più nocivi che benefici.
Ad esempio, prendiamo farmaci per nascondere sintomi di depressione, stanchezza, ansia e infelicità. Mangiamo cibi pieni di additivi di cui non riusciamo nemmeno a pronunciare il nome. Facciamo un lavoro che odiamo. Sentiamo pessime storie al TG e se non ne abbiamo abbastanza guardiamo film e telefilm violenti per “divertirci”. Ci riempiamo di caffeina. Ci invischiamo in relazioni pessime. Ci spalmiamo prodotti di cura personale che possono uccidere un insetto. Puliamo la casa con veleni che respiriamo, siamo pieni di smog e poi prendiamo farmaci chimici per curarci. È un circolo vizioso di non-salute in cui più ci stressiamo e più ci ammaliamo.

Il corpo umano ha una tolleranza massima allo stress. Il nostro DNA non è progettato per reggere i ritmi frenetici della società moderna. Ma il miraggio del benessere ci ha portati ad evolverci in questa direzione e siamo costretti a sopportare tutto. Se ci ammaliamo ci viene detto che c’è qualcosa che non va nella nostra fisiologia o nei nostri geni. In realtà se siamo malati è perché siamo pieni di stress e tossine.

Anatomia dello stress

Lo stress è la risposta dell’organismo alle pressioni interne ed esterne.

Dal punto di vista psicologico, lo stress moderno può essere emozionale, lavorativo, familiare, traumatico, oppure un prolungato stato di infelicità.

La vita moderna ci mette costantemente sotto stress ponendo ogni giorno nuove sfide e responsabilità sul lavoro e in casa. Benché alcuni siano capaci di reggere benissimo questo stile di vita mantenendo un’alta produttività anche con l’agenda piena di impegni, la pressione è molto forte e il minimo imprevisto può provocare uno scatto nervoso.

Le persone con ipertiroidismo spesso si bloccano nella fase di carica nervosa e non riescono a scaricarsi; il loro sistema nervoso simpatico si sovraccarica e viene rilasciato molto cortisolo che deprime il sistema immunitario. Questa continua prontezza all’azione non va da nessuna parte e si trasforma inizialmente in preoccupazione o ansia, evolvendo poi in depressione, stanchezza mentale e disperazione.

Gli ipotiroidei al contrario sono bloccati nella fase di ricarica nervosa; questa fase è legata alla digestione e al ritmo circadiano, il che spiega perché queste persone hanno poca energia e soffrono di problemi digestivi, metabolici e del sonno.

Lo stress è parte della vita e non è sempre negativo o traumatico, anzi a volte può corrispondere con una transizione importante e positiva dal punto di vista sociale e personale (come un matrimonio o una promozione lavorativa).

Un esempio di stress positivo è l’agitazione che precede un colloquio di lavoro. In questa situazione il sistema nervoso simpatico, grazie agli ormoni dello stress, stimola l’attenzione e la prontezza all’azione. Finito il colloquio, subentra l’attività parasimpatica che favorisce il rilassamento e il recupero psicofisico. Si tratta di una situazione stressante di rapida risoluzione.
La durata dello stress fa la differenza fra stress acuto e cronico, ed è il primo fattore che permette di distinguere lo stress positivo da quello negativo.

Il secondo fattore da considerare è la possibilità (o mancanza) di controllo. Le persone stressate che sono in una situazione di controllo possono stancarsi fisicamente, ma non a livello emotivo e mentale. Uno studio conferma che le persone che hanno una posizione di responsabilità si stancano meno di quelle in posizioni gerarchiche inferiori.

La sensazione di non poter gestire le situazioni, di essere intrappolati, fuori controllo, incapaci di agire o senza armi di fronte ai problemi (specie quelli di grande entità) è una parte importante dello stress cronico negativo.

Cosa fai se il tuo lavoro è molto stressante ma non puoi lasciarlo perché hai bisogno di soldi?
Cosa fai se ti senti intrappolato in un matrimonio infelice ma non vuoi divorziare per le tue convinzioni religiose o perché vuoi che i tuoi figli abbiano due genitori sotto lo stesso tetto?
Cosa fai se hai un familiare con grave malattia o disabilità a carico di cui ti devi prendere cura?

Le situazioni all’origine dello stress cronico negativo spesso restano tali per molto tempo generando continuamente ansia e panico, e non si raggiunge mai lo stato di calma. Alcune di queste sono le seguenti:

  • morte del coniuge, di un familiare, di una persona cara o di un animale domestico
  • divorzio/separazione/rottura/tradimento
  • relazione tossica/abusiva/infelice
  • problemi coniugali e familiari, ad esempio coi figli
  • avere problemi con la legge e/o essere incarcerati (emblematico il caso di Raffaele Sollecito che ebbe uno scompenso tiroideo durante il periodo di prigionia)
  • malattia di altro tipo o trauma fisico come un incidente o infortunio – su di sé o membro della famiglia
  • cambiamenti importanti nella propria vita come: matrimonio, gravidanza, trasferimento, cambio di lavoro, ritiro dal lavoro, modifica dell’orario di lavoro… – pur non essendo eventi negativi, causano un cambiamento di abitudini che può essere fonte di stress anche cronico
  • perpetrate situazioni di disagio emotivo come solitudine, senso di alienazione, mancanza di divertimento, disoccupazione, stress emozionale cronico da ansia, frustrazione, rabbia, tristezza
  • avere persone malate/disabili/anziane a carico
  • fare un lavoro che non piace e/o trovarsi in un ambiente lavorativo problematico (colleghi scorretti, pessime condizioni di lavoro…)
  • traumi emozionali come una violenza sessuale
  • assistere e/o essere coinvolti in atti fuorilegge come sparatorie, rapine, rapimenti, attentati…
  • viaggiare troppo
  • essere cronicamente stanchi/eccessivamente impegnati/di fretta, non avere abbastanza tempo
  • problemi finanziari e/o eccessiva preoccupazione sulla situazione finanziaria
  • problemi legati alla carriera
  • continui abusi in casa e/o sul lavoro
  • abusi di genere – discriminazione, bullismo, classismo, mobbing, razzismo…
  • vivere situazioni di disastro umanitario – guerre, povertà, calamità naturali, epidemie…

Alcune di queste situazioni sono all’ordine del giorno per la maggior parte delle persone, ma non tutte si ammalano… perché?
Perché conta di più il modo di percepire e gestire lo stress, dello stress stesso; in altre parole è più importante come reagiamo allo stress, emotivamente e fisicamente, rispetto alla circostanza stressogena, anche la più grave.

Inoltre lo stress non sempre è la causa primaria delle malattie, ma spesso è un fattore aggravante molto serio. Il corpo è in grado di gestire lo stress per brevi periodi o in situazioni di emergenza, ma non per lungo tempo. Alla lunga, i cambiamenti biochimici che si verificano in situazioni di stress (sangue reindirizzato ai muscoli, più adrenalina, rilascio di zuccheri e grassi, ecc.) hanno effetti negativi: troppo cortisolo abbassa i globuli bianchi e irrita l’intestino, troppo zucchero danneggia le arterie e le ghiandole surrenali, troppi ormoni dello stress interferiscono con il decorso delle malattie e indeboliscono il sistema immunitario…

Gli eventi stressanti (specie quelli improvvisi e traumatici) alterano gravemente l’equilibrio emozionale quando è già in essere uno squilibrio fisiologico. Nel caso delle malattie autoimmuni, situazioni di stress cronico negativo sono talvolta sufficienti a innescare violenti sintomi morbosi anche dopo lunghi periodi di remissione.

Attenzione, non bisogna confondere emozioni negative temporanee (come colpa, rabbia, risentimento e tristezza) con situazioni perpetrate nel tempo. Si tratta di emozioni fisiologiche che tutti sperimentiamo (in modo temporaneo) prima o poi, che ci insegnano l’empatia e formano il nostro carattere. Tuttavia, a volte è difficile uscire da questi stati emotivi. Col tempo diventano parte della vita di tutti i giorni, perpetuando il loro effetto tossico al punto che alla fine ne risentiamo anche a livello fisiologico e l’organismo inizia a scomporsi a livello cellulare. In questo caso è come se passassimo la nostra vita a fuggire da una tigre!

In più, in alcune situazioni è difficile distinguere lo stress psicologico da quello fisiologico. Ad esempio, dopo la nascita di un bambino, qual è la causa della malattia? Lo stress ormonale o quello che deriva dal doversi occupare di un bambino?

Percezione dello stress e risposta allo stress

A prescindere dall’origine dello stress, l’aspetto più importante è come questo viene percepito e gestito. Difatti, è più grave la percezione dello stress, che lo stress stesso; il cervello non fa differenza fra stress reale e autoindotto.
In generale, il modo di reagire allo stress dipende da come affrontiamo i vari eventi della vita, come la vita influisce sui di noi e qual è in generale la nostra visione della realtà.
La capacità di gestire lo stress può essere altresì compromessa dalla malattia in corso (i disturbi della tiroide alterano la percezione dello stress), ma è fortemente legata anche alla personalità (in particolare un carattere ansioso), alla genetica, al genere (uomini e donne reagiscono allo stress in modi diversi) e alle precedenti esperienze.

Se lo stress continua per mesi o anni senza essere indirizzato, l’organismo perde gradualmente la sua capacità di gestirlo. Relazioni tossiche e disfunzionali, lavoro insoddisfacente, instabilità finanziaria e ambiente sociale malsano sono solo alcuni dei casi cronici in cui la la parte trofotropica del ciclo non si concretizza mai, non ci rilassiamo e non ci scarichiamo. Alcuni restano intrappolati nella fase ergotropica senza mai uscirne. Entrambe le situazioni creano squilibrio e non sono salutari. Spesso, inoltre, manca la consapevolezza del problema e su ciò che bisogna fare per spezzare il circolo vizioso.

Stress emotivo e tiroide

Secondo diversi studi, lo stress sembra essere correlato alle malattie della tiroide (in particolare l’ipertiroidismo) più di qualsiasi altra condizione medica. Anche i primi medici che descrissero l’ipertiroidismo notarono una correlazione fra stress e scompenso tiroideo, così forte da non riuscire a distinguere i sintomi dell’uno e dell’altro.
Dal momento che lo stress sregola il sistema endocrino di cui fa parte, anche la tiroide è molto sensibile agli effetti deleteri dello stress.

Infatti, sotto stress, il cervello rilascia messaggeri chimici come il CRH che allertano il sistema endocrino (tiroide inclusa) per aumentare l’attenzione. Se reagiamo bene allo stress o se la minaccia si risolve in poco tempo, la risposta endocrina è minima e di breve durata. Ma in caso di traumi, stress cronico/prolungato e incapacità di gestire lo stress, il sistema endocrino è sempre allertato, in particolare le ghiandole surrenali che nel tempo perdono la loro efficienza. Questa continua stimolazione genera una cascata di risposte emozionali, problemi cognitivi, disturbi del sonno e cambiamenti dell’umore con effetti come ipervigilanza, spavento, rabbia, irritabilità e ansia. Questi effetti, tipici di chi soffre di ipertiroidismo, sono paragonabili a quelli accusati da persone vittima di stress particolarmente gravi come guerra, disastri ambientali/umanitari, aggressioni, incidenti, violenze e abusi. Per questo si crede che lo scompenso tiroideo sia una forma di sindrome da stress post-traumatico.

La sovrastimolazione endocrina indebolisce inoltre il sistema immunitario, predisponendo alla formazione di auto-anticorpi diretti contro la tiroide, che provocano i sintomi della tiroidite di Hashimoto e del morbo di Basedow. Spesso, un evento particolarmente stressante è sufficiente a innescare i sintomi del MdB anche dopo lunghi periodi di remissione, a distanza di periodi sia brevi, sia medio/lunghi (solitamente 6 mesi – 2 anni dall’evento). Per quanto riguarda la TdH, dal momento che i sintomi sono più subdoli, è più difficile capire in che modo la malattia è collegata allo stress; tuttavia, non sono rari i casi in cui il disturbo viene diagnosticato dopo un forte stress. Nuove ricerche confermano che lo stress imposto in forma passiva indebolisce il sistema immunitario.

Le persone particolarmente forti, fisicamente ed emotivamente, riescono a riprendersi da sole e il problema si risolve in poco tempo prima che si verifichino danni fisiologici importanti. Ma se così non avviene, specie se il soggetto ha già problemi a qualche organo (come la tiroide), lo shock emozionale può avere effetti ingestibili.

Lo stress cronico, oltre a contribuire a causare i disturbi tiroidei e immunitari, influisce ulteriormente sulla capacità dell’individuo malato/stressato di gestire lo stress. È per questo che chi ha uno scompenso tiroideo spesso tollera male anche lo stress minimo, o lo gestisce in modo irrazionale agli occhi di una persona sana. Questo succede perché troppo CRH altera i neurotrasmettitori che regolano l’umore; come conseguenza l’individuo va nel panico o in piena depressione quando è sotto stress. Questi comportamenti impulsivi e le emozioni disturbate che ne derivano possono, a lungo andare, compromettere l’autostima e aggravare ulteriormente la percezione allo stress.

Dal momento che stress e malattia tiroidea sono strettamente interconnessi, potremmo chiederci che cosa viene prima: lo stress o il disturbo tiroideo?
Di solito, i pongono le prime basi della malattia prima che arrivino i sintomi, quindi potremmo dire che tutto parte da una forma di stress. Tuttavia, non è possibile dare una risposta certa a questa domanda perché è un mistero anche per la medicina.

Da un primo stress, anche leggero, può partire una reazione a catena che aggiunge stress allo stress fino a che l’individuo si ammala. La malattia diventa, a sua volta, un’ulteriore fonte di stress e chi ne soffre si esaurisce sempre di più, diventando incapace di gestire anche i problemi più insignificanti. È un circolo vizioso che difficilmente può essere spezzato subito, perché bisogna prima capire e trattare la causa della malattia e dello stress.

Sicuramente, la percezione allo stress e la capacità (puramente mentale) di gestirlo possono fare la differenza fra la risoluzione dei sintomi e l’innesco di un circolo vizioso. Certe persone risolvono facilmente i propri problemi, ma altre si lasciano sopraffare e finiscono col ritrovarsi uno scompenso tiroideo per lo stress, che altera la loro chimica cerebrale.

Tutti noi sentiamo, integriamo e reagiamo agli eventi stressanti tramite precise risposte nella chimica cerebrale. L’area limbica reagisce agli stimoli positivi, controlla umore ed emozioni ed è anche la parte in cui viene rilasciata la maggior parte degli ormoni tiroidei destinata al cervello. Ecco spiegato perché l’eccesso o il difetto di ormoni tiroidei ha così tanta influenza sulla mente e dà vita a sintomi emozionali, umorali e cognitivi. Quindi, gli ormoni tiroidei contribuiscono a determinare la percezione e la risposta emozionale allo stress.

Le emozioni disturbate generano a loro volta nuovo stress e predispongono ad emozioni negative quali rabbia, irritabilità, depressione e comportamento disadattato. Le situazioni spiacevoli che derivano da questo circolo vizioso di continuo stress vengono percepite in modo amplificato, con la sensazione che sia un problema insormontabile anche se in realtà non lo è.

Le persone maggiormente esposte allo squilibrio tiroideo sono quelle che trovano difficoltà ad esprimersi, a dire quello che pensano, a chiedere ciò che vogliono e che non sanno prendere decisioni basate sui propri interessi. E difatti, queste persone sono quelle che si stressano di più. Allo stesso modo, però, molte persone sotto stress potrebbero ritrovarsi con uno scompenso tiroideo pur non avendo fattori predisponenti quali bassa autostima, ambiente familiare negativo, tratti specifici della personalità, bisogni insoddisfatti ed emozioni negative accumulate.

Fonti:

  • Mental, Emotional and Psychological Aspects of Thyroid Disorders di Svetla Bankova
  • The Thyroid Solution di Ridha Arem
  • The Thyroid Cure di Michelle Corey