Gli effetti dello stress sulla tiroide e sul sistema immunitario

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In medicina, per stress si intende ogni causa (fisica, chimica, psichica, ecc.) capace di esercitare sull’organismo, con la sua azione prolungata, uno stimolo dannoso, provocandone di conseguenza la reazione; com., tensione nervosa, logorio spesso non avvertito dal soggetto ma ugualmente dannoso.

Esistono molti tipi di stress:
  • acuto (limitato nel tempo, ad es. l’incontro con un animale pericoloso)
  • cronico (protratto nel tempo, come i classici problemi lavorativi e familiari)
  • emotivo (legato alla sfera emozionale/relazionale)
  • fisiologico (interno all’organismo, conseguente a diete e stile di vita errati, gravidanza, infezioni, digiuno prolungato, sbalzi di temperatura…)
  • allergico
  • fisico (un incidente o un trauma)
  • infettivo (virus, batteri ed agenti patogeni)
  • tossico (esposizione a sostanze chimiche nocive)

Al giorno d’oggi, tutti sono stressati in misura variabile per via della vita frenetica moderna, del cibo di scarsa qualità e del mondo sempre più inquinato; molte persone sono sottoposte a stress di uno o più tipi sopra elencati ogni singolo giorno.

In questo articolo non approfondiremo i vari tipi di stress (ne parleremo in futuri articoli) ma vedremo di capire gli effetti prettamente biologici e fisiologici dello stress su tiroide e sistema immunitario.

Per cominciare dobbiamo capire come funziona la risposta allo stress nell’essere umano.

Sistema nervoso e risposta allo stress

Il sistema nervoso è la parte del corpo degli animali che ne coordina le azioni volontarie e involontarie; per farlo trasmette segnali elettrochimici bidirezionali fra il cervello e gli organi, o fra un organo e l’altro attraverso circuiti riflessi. Il sistema nervoso trasmette i suoi messaggi in modo istantaneo tramite impulsi che viaggiano attraverso i neuroni.

Nei vertebrati, il sistema nervoso si divide in sistema nervoso centrale (di cui fanno parte cervello e midollo spinale) e sistema nervoso periferico; quest’ultimo consiste principalmente in una rete di nervi che collega il sistema nervoso centrale ad ogni altra parte del corpo. Il sistema nervoso periferico è ulteriormente distinguibile in sistema nervoso autonomo, sistema nervoso enterico e sistema nervoso somatico.
In questo articolo ci limiteremo a parlare del sistema nervoso autonomo per la sua correlazione con la risposta allo stress.

Il sistema nervoso autonomo controlla le attività automatiche (cioè non volontariamente controllabili) del corpo come battito cardiaco, digestione, temperatura e pressione.
Il sistema nervoso autonomo si divide in sistema nervoso simpatico e sistema nervoso parasimpatico; entrambi partecipano alla risposta allo stress, altrimenti detta risposta delle 3F (dall’inglese fight or flight or freeze response, letteralmente risposta combatti, fuggi o rimani immobile).

Ogni minaccia alla sopravvivenza, sia questa reale o percepita (il cervello non fa distinzione fra un pericolo reale o autoindotto), attiva il sistema nervoso simpatico, che rilascia in risposta una cascata di sostanze neurochimiche e ormoni dello stress. Inizia tutto nel cervello col rilascio di noradrenalina (detta anche norepinefrina); poi, l’ormone CRH (ormone di rilascio della corticotropina), prodotto dall’ipotalamo, stimola il rilascio di ACTH (ormone adrenocorticotropo) da parte dell’ipofisi, che a sua volta segnala alle ghiandole surrenali di immettere in circolo adrenalina e ormoni come cortisolo, cortisone e corticosterone, oltre a più noradrenalina. Questa scarica ormonale, nella quale partecipano anche gli ormoni tiroidei, chiama a raccolta tutti gli organi per collaborare e affrontare l’agente stressogeno; il corpo entra in modalità di sopravvivenza d’emergenza, che va al di là della mente conscia e prende il pieno controllo nelle situazioni di pericolo immediato, come potrebbe essere l’incontro con un animale pericoloso o una qualsiasi situazione che rappresenti una minaccia immediata per la sopravvivenza. Il metabolismo aumenta e vengono rilasciati glucosio e altri nutrienti nel sangue.

Ma cosa accade nel concreto quando ci troviamo di fronte a un pericolo immediato? Anzitutto si hanno delle variazioni fisiche e fisiologiche come l’aumento della respirazione, l’amplificazione dei sensi che rende iper-vigilanti verso l’ambiente, la dilatazione delle pupille, il rallentamento della digestione e l’aumento di flusso sanguigno verso gli arti in modo da favorire la fuga o il combattimento; questo insieme di cambiamenti fisiologici può renderci in grado di fare cose incredibili per sfuggire al pericolo. Subentrano poi emozioni come la paura e l’aggressività (in caso di scontro).

Come abbiamo visto all’inizio del paragrafo, la reazione di fronte a un pericolo immediato può essere di tre tipi.

Immobilità (freeze): è la prima risposta alla paura, che tende a verificarsi quando la minaccia è distante e/o non si è accorta della nostra presenza. Succede ad esempio se ci troviamo davanti un animale pericoloso, velenoso o che suscita in noi una fobia.
Una forma leggermente diversa di questa reazione è l’immobilità tonica (fright), che equivale a fingersi morto in preda al terrore. È una strategia di sopravvivenza utile quando siamo più deboli, lenti o vulnerabili rispetto al predatore, o quando non ci sono vie di fuga o possibilità di vittoria in uno scontro. Difatti, l’evoluzione ha portato i predatori a rilevare più facilmente gli oggetti in movimento. Inoltre aumentano le possibilità di sopravvivenza se il predatore, temporaneamente, allenta la sua presa quando la sua preda gli sembra già morta. La risposta fright può essere alla base anche del comportamento delle persone vittime di violenza.

Fuga (flight): è la risposta successiva all’immobilità. Se l’animale che ci troviamo davanti si accorge di noi e si avvicina, la nostra attenta immobilità lascerà spazio all’istinto di fuggire.

Combattimento (fight): se non ci sono vie di fuga o se la minaccia diventa onnipresente, la maggior parte di noi proverà a combattere per sopravvivere. L’overdrive del sistema nervoso simpatico può renderci di una violenza inaudita.

Un’ulteriore reazione detta faint (perdita di coscienza) è attualmente in fase di studio e si verifica quando il corpo non riesce a far fronte a tutti questi stimoli del sistema nervoso simpatico. Avviene quindi lo svenimento.

Quando la minaccia è terminata (per esempio siamo riusciti a scappare dall’animale pericoloso e ci siamo messi in salvo), subentra l’attività del sistema nervoso parasimpatico che ristabilisce l’equilibrio biochimico. Il battito e la respirazione rallentano, il sangue torna al tratto digestivo, pressione e temperatura scendono e la tensione muscolare si allenta. Siamo di nuovo rilassati e centrati; ora il corpo può usare l’energia per ripararsi e guarirsi. Vengono immessi in circolo ormoni come il DHEA. Il DHEA è l’ormone di partenza usato per sintetizzare gli ormoni sessuali, è un potenziatore immunitario e ha effetto anabolizzante. Una ricerca dimostra che somministrare DHEA e testosterone ai pazienti con tiroidite autoimmune riduce gli auto-anticorpi e il processo distruttivo della ghiandola viene rallentato.

La risposta allo stress è utile per salvarci la vita o almeno aumentare le nostre possibilità di sopravvivenza in situazioni di minaccia immediata. La risposta allo stress, nella fase acuta, prende tutta l’energia del corpo e sovrascrive tutte le funzioni metaboliche; per questo è sana solo se dura pochi minuti.

Al giorno d’oggi, nel mondo industrializzato, le minacce immediate alla sopravvivenza non sono più così comuni, a meno di situazioni aleatorie; di questi tempi lo stress è perlopiù psicologico, creato dalla mente e dai pensieri, ma quotidiano e quindi protratto nel tempo.
Parliamo ad esempio del traffico cittadino, dei litigi, dei problemi economici e delle cattive abitudini. Questi fattori sono ormai parte della nostra quotidianità e si parla per questo di stress cronico. Gli stimoli stressogeni sono comunque percepiti dal cervello, che non fa differenza fra l’incontro con un predatore e una brutta litigata.
Anche in casi di estremo stress fisico (ad esempio un infortunio o un incidente) o emotivo (morte di una persona cara, violenza, ecc.), le ghiandole surrenali delle persone e degli animali reagiscono automaticamente.

Oggi, molti di noi vivono in un costante e cronicizzato stato di risposta allo stress a cui non possiamo reagire fuggendo o combattendo, dal momento che le circostanze e le convenzioni sociali ci obbligano a controllarci e a somatizzare. Come risultato, il nostro sistema nervoso simpatico è costantemente stimolato, e ci rende ansiosi e nervosi.

Accumuliamo ormoni catabolici (in particolare cortisolo e adrenalina) che a medio/lungo termine diventano tossici perché non li possiamo metabolizzare. Il corpo inizia a distruggere i propri tessuti, i muscoli e le ossa al fine di rilasciare aminoacidi come l-glutammina e minerali (rame, zinco, ferro, ecc.). La digestione diventa problematica, diminuiscono gli ormoni protettivi e i neurotrasmettitori cerebrali. Calano gli ormoni anabolici come il DHEA e le endorfine, che hanno un ruolo importante nella difesa contro lo stress.

Tutto questo porta a conseguenze nefaste a lungo termine come stress ossidativo, burnout surrenale, invecchiamento prematuro, depressione del sistema immunitario, malattie autoimmuni, cancro e malattie del cuore.

È proprio vero che lo stress uccide, ma purtroppo molti non se ne rendono conto e banalizzano lo stress finché non si ammalano.

Stress e processo autoimmune

Lo stress contribuisce largamente ad ogni malattia autoimmune, poiché sregola l’equilibrio ormonale promuovendo la formazione di cortisolo e citochine. Questi deprimono il sistema immunitario, aumentano i globuli bianchi e riducono le componenti che di norma fermerebbero il processo autoreattivo. Se l’organismo è stressato, il sistema immunitario diventa iperattivo e il meccanismo soppressorio è bloccato, cosa che favorisce la formazione incontrollata di auto-anticorpi.

Lo stress, oltre a sopprimere la funzionalità immunitaria, rende atrofica la ghiandola timo; indebolisce inoltre le barriere intestinali, polmonari e cerebrali. Nei casi particolarmente gravi possono anche verificarsi dei danni al DNA.

Biologicamente gli effetti sono i seguenti.

  • Lo stress acuto, fisico o psicologico aumenta adrenalina e cortisolo, che sopprimono le cellule T e riducono le immunoglobuline IgA (per questo ci si ammala più facilmente dopo un evento stressante).
  • Lo stress acuto impenna i livelli di cortisolo, portando il sistema immunitario verso la rigidità TH2, con livelli di citochine IL-4, IL-5, IL-6 e IL-17 aumentati. L’aumento delle citochine è associato ad un maggiore rischio di malattie cardiovascolari, osteoporosi, artrite, ecc.
  • Lo stress cronico prolungato esaurisce le ghiandole surrenali portando alla diminuzione di cortisolo, adrenalina e norepinefrina. Le cellule T vanno fuori controllo e si verificano squilibri nei livelli di cellule T e B.
  • A volte la risposta allo stress diventa resistente agli effetti del cortisolo, che manda citochine al suo posto, specie interleuchine-2 e gamma-interferoni promuovendo gli stati infiammatori e sregolando ulteriormente il sistema immunitario.
  • Stress e cortisolo elevato causano predominanza estrogenica perché il cortisolo blocca i recettori del progesterone. Troppo estradiolo deprime il CD8 (cellule T soppressorie del sistema immunitario), cosa che provoca la perdita di controllo sulla produzione di linfociti B e sugli anticorpi responsabili dell’autoimmunità nel morbo di Basedow.
  • Lo stress cronico danneggia la metilazione, può ridurre la produzione di cellule T e stimolare la formazione di auto-anticorpi.
  • Lo stress cronico di tipo infettivo può provocare la sovrapproduzione di cellule B e T portando ad autoimmunità.
  • Lo stress gastrointestinale (causato ad esempio da parassiti, lieviti e batteri nocivi) influisce sulle cellule del sistema immunitario rovinando l’equilibrio fra cellule T regolatorie, TH1 e TH2.
  • Allergie e sensibilità alimentari (ad esempio al glutine) possono stimolare la sovrapproduzione di cellule B e portare ad un attacco accidentale ai tessuti sani.
  • Lo stress contribuisce ad aggravare la sindrome dell’intestino poroso e provoca la formazione di complessi immunitari nel sangue, che esacerbano notevolmente la reattività del sistema immunitario.
  • La carenza alimentare è una forma di stress che può essere la causa dell’autoimmunità; ad esempio la scarsità di selenio e iodio infiamma la tiroide aumentando la produzione di cellule T e B.
  • L’esposizione a tossine come i metalli pesanti aumenta le cellule T e B.
  • Certi farmaci e vaccini possono essere antigenici portando cioè l’organismo a sviluppare anticorpi contro di loro e innescare una risposta autoimmune.
  • Centinaia di tossine ambientali come i prodotti per la pulizia, pesticidi e plastiche possono essere antigeniche, causare stress tossico e innescare l’autoimmunità.

Effetti dello stress sul TSH

L’ipofisi reagisce a fattori ambientali come lo stress e le variazioni di temperatura. Ad esempio, col freddo, produce più TSH per stimolare la tiroide a produrre più ormoni, velocizzare il metabolismo e produrre così calore.

Allo stesso modo, il TSH aumenta in tutte quelle situazioni in cui è richiesta una vigilanza continua. Un esempio chiave di questo fenomeno è rappresentato dai soldati che devono mantenere un livello di attenzione costante.

Esistono poi delle situazioni in cui vengono messi in pratica dei meccanismi di difesa per rallentare il metabolismo attraverso la riduzione del TSH, fra cui:

  • inedia
  • diete a severa restrizione calorica
  • disturbi dell’alimentazione come l’anoressia nervosa
  • situazioni di estremo stress fisico come una grave malattia o un intervento chirurgico

In sintesi

  • La risposta allo stress è un meccanismo del tutto naturale utile nelle situazioni di emergenza. In caso di stress cronico, però, questa reazione rimane attiva, con effetti deleteri sulla salute.
  • Il sistema nervoso autonomo (simpatico/parasimpatico) gestisce la risposta agli stimoli stressogeni, che va al di là della mente razionale.
  • Il sistema nervoso simpatico gestisce le fasi di carica ed espressione, quello parasimpatico la calma e il riposo.
  • Al giorno d’oggi lo stress è prettamente psicologico, creato cioè dalla mente e dai pensieri, mentre in passato la risposta allo stress era una strategia necessaria per sopravvivere nel mondo naturale, dal momento che le minacce (predatori e animali pericolosi) erano all’ordine del giorno.
  • L’eccesso di ormoni dello stress, in particolare cortisolo, ha effetti nocivi sul sistema immunitario, riproduttivo, digestivo ed endocrino.
  • Lo stress cronico altera i livelli di TSH ed ormoni tiroidei.

Fonti:

  • Why Do I Still Have Thyroid Symptoms When My Lab Tests Are Normal? di Datis Kharrazian
  • The Thyroid Solution di Ridha Arem
  • Mental, Emotional and Psychological Aspects of Thyroid Disorders di Svetla Bankova
  • Graves’ Disease – A Practical Guide di Elaine A. Moore e Lisa Marie Moore