Acidi grassi, un must per tutti i problemi della tiroide

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La corretta produzione ormonale, inclusa quella degli ormoni tiroidei, dipende anche dagli acidi grassi essenziali (EFA). Questi grassi polinsaturi sono molto importanti per la salute generale, essendo coinvolti nei processi corporali di ogni tipo. Ad esempio supportano la comunicazione fra cellule e sostengono la funzione cerebrale promuovendo quindi l’intelligenza (il 60% del cervello è fatto di grasso). Inoltre sono fondamentali anche per la corretta funzionalità cardiovascolare e per la ripresa dall’autoimmunità.

Gli acidi grassi essenziali si classificano in 4 gruppi. I principali sono gli omega-3 e omega-6; ci sono poi gli omega-9 e gli omega-12.
Gli omega-3, a loro volta distinti in ALA (acido alfa linoleico), EPA (acido eicosapentaenoico) e DHA (acido docosaexaenoico), hanno un ruolo importante nella struttura e nel funzionamento del cervello e prevengono alcuni tipi di malattie cardiovascolari.
Gli omega-6 si dividono in acido cislinoleico, acido linoleico e acido gamma linoleico (GLA). Dalle proprietà terapeutiche e antiossidanti (in particolare il GLA), gli omega-6 distruggono i radicali liberi e riducono l’infiammazione. L’acido linoleico ha proprietà anticancro, specie contro il cancro al seno. Se siamo sani, il corpo converte l’acido cislinoleico in GLA, che viene a sua volta convertito in prostaglandine terapeutiche.

Gli acidi grassi essenziali non sono prodotti dal corpo (per questo sono chiamati essenziali) e devono essere quindi introdotti con la dieta o con gli integratori alimentari. Tali nutrienti si trovano (in entità e quantità variabili) nel pesce di acqua fredda (sgombro, tonno bianco, salmone, aringhe e sardine), in alcuni tipi di semi, nell’olio d’oliva (e altri oli vegetali) e nella frutta secca non processata. Sono inoltre presenti negli integratori alimentari di olio di pesce, semi di lino, enagra, borragine e ribes nigrum; questi ultimi tre contengono soprattutto GLA.

L’acido linoleico è presente anche nei latticini. Chi è allergico alle proteine del latte può provare il ghi come alternativa al burro; antiinfiammatorio e immunostimolante, contiene butirrati, acidi grassi a catena corta.

ALA si trova nei semi di lino, canapa e colza, nelle noci e in alcune verdure a foglia verde scuro. EPA e DHA sono invece presenti nel pesce. Questi due sono più importanti perché nelle persone malate il corpo non riesce a convertire ALA in EPA e DHA come invece avviene nei soggetti sani. DHA viene convertito in prostaglandine antiinfiammatorie, sostanze simili a ormoni e che sono alla base degli effetti terapeutici e antiinfiammatori degli omega-3.

Gli EFA dovrebbero essere introdotti in quantità ottimizzate. Il rapporto ideale fra omega-3 e omega-6 è controverso, ma si parla di 3:1 o 5:1.

L’ipertiroidismo causa la carenza di acidi grassi, soprattutto degli omega-3. Infatti, sia il cervello che la tiroide necessitano di adeguati livelli di acidi grassi per funzionare correttamente. In un test fatto su dei ratti è stato notato che gli animali privati degli acidi grassi diventavano ipertiroidei e iperattivi.
La carenza di acidi grassi provoca inoltre problemi cardiovascolari, anomalie nella circolazione, acne, eczema, problemi nella guarigione delle ferite, deterioramento mentale, invecchiamento cerebrale precoce (incluso morbo di Alzheimer e depressione), fegato grasso e atrofia delle ghiandole esocrine. I problemi da carenza di EFA sono molto comuni a causa della dieta moderna composta da grassi idrogenati e trans che influiscono sulla capacità del corpo di metabolizzare gli EFA.
È possibile fare un esame del sangue per valutare la carenza di acidi grassi.

Alcune fonti indicano che il prodotto migliore per gli ipertiroidei è l’olio di lino, da sostituire con l’olio di pesce se il paziente è anche diabetico. Questo perché la resistenza all’insulina sembrerebbe interferire con la capacità del corpo di metabolizzare gli oli vegetali. Inoltre, gli EPA e DHA contenuti nell’olio di pesce aiutano i recettori cellulari a diventare più sensibili agli effetti dell’insulina. L’olio di lino e di enagra sono comunque indicati in caso di ipoglicemia.

Prendere acido alfa-linoleico sotto forma di olio di semi di lino e antiossidanti migliora i sintomi depressivi e i problemi di attenzione. Assumere olio di pesce aiuta inoltre a prevenire le malattie cardiovascolari e il cancro, specie quello al colon.
Studi su animali hanno dimostrato che una dieta ricca di EPA previene le malattie autoimmuni come il lupus e forse anche quelle della tiroide. Alcuni medici usano già gli EPA per trattare malattie autoimmuni come l’artrite reumatoide e la psoriasi.
Oltre alla somministrazione di integratori, è importante comunque scoprire e risolvere eventuali infiammazioni latenti come infezioni intestinali, intolleranze alimentari e infezioni croniche virali. In presenza di questi disturbi, l’integrazione di EFA potrebbe non portare ad alcun miglioramento evidente.

In conclusione, gli acidi grassi sono un must per tutti coloro che hanno un problema alla tiroide, per i loro effetti sul sistema immunitario, sull’umore e sul sistema cardiovascolare.
Secondo Michelle Corey, autrice del libro The Thyroid Cure, nella fase acuta andrebbero presi 1.000 mg di omega-3 per 3 volte al giorno, eventualmente abbinati a 400-600 mg di GLA (in olio di borragine) al giorno. In ogni caso, il dosaggio e il prodotto migliore andrebbero stabiliti dal medico.

Fonti:

  • Graves’ Disease – A Practical Guide di Elaine A. Moore e Lisa Marie Moore
  • Why Do I Still Have Thyroid Symptoms When My Lab Tests Are Normal? di Datis Kharrazian
  • The Thyroid Solution di Ridha Arem
  • The Thyroid Cure di Michelle Corey