Tiroide e glicemia

14022

Molte persone, al giorno d’oggi, soffrono di disturbi della glicemia; la causa è da ricercarsi nelle abitudini alimentari moderne, caratterizzate dall’eccessivo consumo di zuccheri semplici ed amidi. Le previsioni in questo senso sono scoraggianti: è probabile che, nei prossimi decenni, una persona su due sarà diabetica; il diabete potrebbe addirittura mandare in bancarotta il sistema sanitario.
Gli scompensi cronicizzati nel livello di glucosio sono un fattore predisponente non solo al diabete ma anche ad altre numerose malattie, inclusi i disturbi della tiroide. Controllare e risolvere questi scompensi è fondamentale per ristabilire la salute generale (inclusa quella della tiroide) e mantenerla nel tempo.

Glicemia, glucosio ed indice glicemico

Un pasto molto carico di carboidrati provoca un picco di zuccheri nel circolo sanguigno; il pancreas reagisce pompando insulina nel sangue per riportare la situazione a livelli normali. Se questo accade di sovente (situazione assai comune), il pancreas comincia a compensare mandando troppa insulina nel sangue. A questo punto gli zuccheri calano bruscamente, facendo reagire le ghiandole surrenali, che rilasciano gli ormoni compensatori della risposta allo stress come il cortisolo (questo perché le ghiandole surrenali scambiano un brusco calo di zuccheri come una minaccia per la sopravvivenza). L’effetto collaterale di questi ormoni è che causano stress fisiologico all’organismo; quindi, una persona che consuma regolarmente pasti molto ricchi di carboidrati mette costantemente sotto stress la funzione digestiva, immunitaria, ormonale e tiroidea.

L’indice glicemico (GI) e il carico glicemico (GL) misurano quando velocemente i carboidrati diventano zuccheri nel corpo. Più rapidamente questo avviene, maggiore sarà la scarica di insulina e il conseguente repentino calo zuccherino. Per questo chi ha problemi di glicemia deve scegliere alimenti a basso indice glicemico.
Il GI è misurato su 50 grammi di cibo mentre il GL si basa sulla porzione media e altri fattori. Le carote crude ad esempio hanno un alto indice glicemico ma un basso carico glicemico, ma sono comunque accettabili per una persona che vuole seguire una dieta povera di carboidrati.
L’indice glicemico non è stabilito solo dal tipo di carboidrati (semplici vs. complessi) ma anche da quanto grasso, proteine e fibre sono contenuti nel cibo, oltre al metodo di lavorazione e di cottura.

Quando si consuma un pasto ricco di carboidrati ad alto indice glicemico, ci si ritrova con molto zucchero nel sangue, più di quello che è effettivamente necessario. Per molte persone questo accade su base giornaliera, al punto che il glucosio è cronicamente alto o basso. Questo scompenso continuo è l’anticamera del diabete e degli altri disturbi della glicemia: disglicemia, ipoglicemia ed iperglicemia (o insulino-resistenza, o pre-diabete).

Disglicemia, ipoglicemia ed insulino-resistenza

Ipoglicemia, disglicemia ed insulino-resistenza sono condizioni che portano ad una regolazione inadeguata dei livelli di glucosio.

Disglicemia

La disglicemia è una condizione in cui il corpo perde la sua naturale capacità di mantenere stabile il glucosio nel sangue. La disglicemia e i suoi effetti sulla funzionalità surrenale sono alla base di molti squilibri che sovente conducono ad ipotiroidismo. La disglicemia infiamma il tratto digestivo, indebolisce le barriere immunitarie intestinali, polmonari e cerebrali, esaurisce le surrenali, predispone a diversi squilibri ormonali (sindrome premestruale, sindrome dell’ovario policistico e menopausa anticipata), impedisce al corpo di disintossicarsi, blocca l’assorbimento degli acidi grassi e impatta negativamente sul metabolismo. Tutto questo indebolisce la tiroide e predispone a tiroidite di Hashimoto o, se già presente, la aggrava; di fatto i picchi di insulina possono guidare la distruzione tissutale autoimmune alla base della TdH. Per tale ragione, ogni tentativo di controllare la malattia è inutile finché non si risolve la disglicemia.

Ipoglicemia e ipoglicemia reattiva

Quando il pancreas immette troppa insulina, la quantità di glucosio continua a variare da troppo a troppo poco. Lo stesso accade anche all’energia, all’umore ed alla cognizione; la persona si distrae facilmente, ha problemi di memoria a breve termine, diventa irascibile ed irritabile se sta troppo tempo senza mangiare e tende a crollare già nel pomeriggio. Questo fenomeno è detto ipoglicemia.
L’ipoglicemia è la prima fase dell’insulino-resistenza e può portare al diabete.

L’ipoglicemia reattiva è una forma di ipoglicemia in cui gli zuccheri scendono rapidamente in risposta ad un pasto ricco di carboidrati (2/5 ore dopo mangiato), saltando i pasti o stando troppo tempo senza mangiare. La persona con ipoglicemia reattiva di solito salta i pasti, consuma cibi ricchi di zuccheri, dipende dalla caffeina, ha voglia di dolci e sale durante il giorno, ha problemi a svegliarsi al mattino e a dormire la notte.

Nelle persone ipoglicemiche lo zucchero sanguigno è cronicamente basso. Diete scorrette, stanchezza surrenale, ipotiroidismo, effetti collaterali dei farmaci e alcuni tumori sono generalmente la causa del problema. Nell’ipoglicemia, i surreni producono ormoni per stimolare il fegato a rilasciare le sue riserve di glucosio e questo contribuisce ulteriormente ad aggravare la salute dei surreni nel lungo periodo.

I sintomi dell’ipoglicemia includono:

  • stanchezza
  • confusione
  • sbalzi d’umore
  • battiti rapidi
  • sudorazione
  • letargia
  • mal di testa
  • fame nervosa
  • voglia di dolci
  • irritabilità e giramenti di testa quando si saltano i pasti
  • dipendenza da caffeina
  • bisogno di mangiare per superare la stanchezza
  • sentirsi tesi, agitati e nervosi
  • tremori
  • avere problemi di memoria, dimenticarsi facilmente le cose, non riuscire a concentrarsi
  • visione offuscata
  • ansia e comportamento bizzarro

Certi sintomi sono imputabili all’attivazione del sistema nervoso autonomo, lo stesso coinvolto nei sintomi fisici dei disturbi d’ansia. Tali sintomi si verificano perché il cervello non riceve abbastanza zuccheri; i sintomi difatti generalmente scompaiono velocemente mangiando carboidrati.
L’ansia può raggiungere livelli importanti; molti ipoglicemici non mangiano nei ristoranti, non guidano la macchina e diventano estremamente ossessionati dalla dieta.

L’ipoglicemia è una delle prime cause di stanchezza, scarso rendimento scolastico/lavorativo e disfunzioni sessuali.

L’ipoglicemia è comune in tutte le forme di ipotiroidismo, in particolare quello causato da ipofisi lenta, perché l’ipofisi dirige il traffico ormonale. Troppi sbalzi zuccherini stressano le surrenali, cosa che a lungo andare compromette l’ipofisi, e in ultima analisi si verificano problemi alla tiroide. Le persone con ipoglicemia non possono più riottenere una normale funzionalità del glucosio ma possono gestire il problema seguendo una dieta specifica per tutta la vita. L’ipoglicemia reattiva può essere risolta con la dieta.

Diagnosi differenziale

Per diagnosticare l’ipoglicemia si fa un esame orale di tolleranza al glucosio, che consiste nel misurare la glicemia prima e varie volte dopo l’ingestione di glucosio. Nei soggetti sani, la glicemia sale subito dopo l’ingestione e poi scende gradualmente dopo 2 o 3 ore (senza sintomi) e dopo questo calo torna a livelli normali.
L’ipoglicemia reattiva viene diagnosticata se nella fase ipoglicemica del test si verificano sintomi.
La differenziazione fra ipoglicemia e un semplice calo rapido di zuccheri è nel tempo. Nella vera ipoglicemia reattiva, i sintomi si verificano di solito 3 ore dopo il pasto, nel momento in cui anche dal test si evince il calo. Per contro, i sintomi di un normale calo di zuccheri si verificano prima, un’ora dopo il pasto.

Insulino-resistenza

Alcune persone passano dall’ipoglicemia all’insulino-resistenza (conosciuta anche come sindrome metabolica o sindrome X). L’insulina in genere accompagna il glucosio fino alle cellule, dove viene trasformato in energia. Il rilascio cronico di insulina per combattere i picchi di zuccheri “esaurisce” le cellule finché non cominciano a rifiutare l’entrata dell’insulina e quindi gli zuccheri nel sangue rimangono elevati. Il paziente con questo problema tipicamente ha bisogno di dormire dopo i pasti e se consuma un pasto ricco di carboidrati potrebbe addormentarsi improvvisamente; ha sempre fame dopo ogni pasto (anche se abbondante), ha voglia di zuccheri dopo mangiato, è insonne ed ha molto grasso addominale.

La resistenza all’insulina promuove la formazione di testosterone nelle donne, cosa che può avere come effetto la crescita dei baffi, della barba e la calvizie; agli uomini cresce il seno e il loro fianchi si allargano. L’aumentata produzione di testosterone promuove la resistenza all’insulina, e viceversa. Si innesca quindi un circolo vizioso e nel frattempo l’organismo si infiamma sempre di più.

L’insulino-resistenza è un fattore associato all’ipotiroidismo e alla tiroidite di Hashimoto, ma può verificarsi anche in ipertiroidismo; inoltre predispone anche ad altre malattie metaboliche e immunitarie, alcuni tipi di cancro, apnea del sonno e malattie cardiovascolari.

Sintomi dell’insulino-resistenza:

  • stanchezza dopo i pasti
  • stanchezza generale
  • desiderio di zuccheri non soddisfatto dopo averli consumati
  • ricerca di dolci dopo il pasto
  • circonferenza del girovita uguale o superiore a quella dei fianchi
  • minzione frequente
  • sete e fame costante
  • problemi a perdere peso
  • dolori migranti

L’aumento di peso e la stanchezza sono legati al continuo viaggiare del glucosio nel sangue, finché non viene trasformato in trigliceridi e stoccato come grasso; poiché questo processo richiede molta energia, il paziente si sente spesso assonnato dopo il pasto.

Ipoglicemia ed insulino-resistenza: due facce della stessa medaglia

Tutti gli ipoglicemici hanno un po’ di resistenza all’insulina e anche chi è insulino-resistente ha un po’ di ipoglicemia. Poiché il glucosio è cronicamente alto o basso, si è sempre soggetti a pericolose impennate di insulina. Quando il glucosio cala raggiungendo il range ipoglicemico, il pancreas rilascia un’altra scarica di insulina per portare gli zuccheri rimasti alle cellule. Come conseguenza si sviluppa la resistenza all’insulina e il glucosio non può entrare nelle cellule per produrre energia (ipoglicemia); ecco quindi che viene rilasciata altra insulina alimentando il circolo vizioso.

Disturbi della glicemia e tiroide

In alcuni casi i sintomi dell’ipoglicemia possono derivare da uno squilibrio tiroideo; per questo uno scompenso tiroideo o una condizione depressiva possono essere inizialmente scambiati per ipoglicemia, specie se la diagnosi viene fatta solo sulla base dei sintomi riferiti o su una mala interpretazione dei test.

Gli ormoni tiroidei, alti o bassi, impattano direttamente sul glucosio; lo scompenso cronico del glucosio può nel tempo influenzare la tiroide perché compromette l’asse ipotalamo-ipofisi-tiroide-surrenali; questo succede quando il cervello continua ad allertare le surrenali per aumentare il glucosio, senza successo. Inoltre, è un potenziale fattore d’innesco dell’autoimmunità.

Sintomi come la stanchezza e l’intolleranza all’esercizio fisico, generalmente imputabili alla tiroide, potrebbero essere in realtà causati da un errato metabolismo del glucosio. Anche la confusione mentale è attribuibile a questa condizione, dal momento che i neuroni hanno un costante fabbisogno di glucosio, anche durante il sonno. Altre manifestazioni dell’ipoglicemia come fame continua, stanchezza, giramenti di testa e depressione sono comuni anche a chi soffre di uno scompenso tiroideo.

Marcatori tiroidei e glicemia

Livelli elevati di glucosio a digiuno e insulino-resistenza possono essere sintomi di un eccesso di T3; più la T3 è elevata, più è alto il glucosio a digiuno.
I prediabetici con insulina alta e insulino-resistenza hanno generalmente T3 bassa e T4 alta.

A volte, una carenza di T4 associata ad un eccesso di T3 può indicare che non c’è abbastanza cortisolo. L’ipoglicemia può essere una conseguenza della scarsità di cortisolo, perché contribuisce a regolare il glucosio nel sangue; viceversa, livelli elevati di cortisolo tendono ad accompagnarsi ad insulino-resistenza.

Un TSH basso è correlato ad una minore resistenza all’insulina, anche se gli ormoni sono nei range.

Un livello depresso di SHBG (una proteina del fegato) è un marcatore di ipotiroidismo, ma anche di insulino-resistenza; in più è un fattore di rischio per il diabete di tipo II.

Diabete insipido

Il diabete insipido è un disturbo che si verifica quando non viene prodotta abbastanza vasopressina (ADH) e quindi i reni non conservano l’acqua quando filtrano il sangue. Il sintomo principale è la sete continua.
Il diabete insipido può accompagnarsi a un disturbo della tiroide.

Distinguere i sintomi della glicemia da quelli della tiroide

Quando i sintomi dell’ipoglicemia come stanchezza, ansia, battiti rapidi e problemi di concentrazione non scompaiono dopo il pasto può significare che all’origine del problema ci sia uno squilibrio tiroideo o una condizione depressiva. Anche in chi non ha sintomi schiaccianti di ipoglicemia un repentino calo di zuccheri può attivare una risposta da parte del sistema nervoso mediata dall’adrenalina, che dà origine ai sintomi. Quindi, avere sintomi di ipoglicemia non sempre significa essere realmente ipoglicemici.

A questo punto sorge spontanea una domanda: se l’ipoglicemia non è la causa, allora perché alcuni accusano stanchezza, insonnia, problemi di concentrazione, battiti rapidi, sudorazione e altri sintomi dopo mangiato?
Questo succede quando si assorbono gli zuccheri più velocemente del normale, e la conseguente risposta insulinica è alta; questo succede spesso in ipertiroidismo.

Esattamente come il diabete di tipo II, la tireotossicosi (l’eccesso di ormoni tiroidei) promuove la resistenza all’insulina. L’accelerazione metabolica data dall’esubero ormonale fa esaurire più in fretta le riserve di glucosio; visto il fabbisogno notevole di zuccheri, il corpo diventa insensibile agli effetti regolatori dell’insulina e si innesca quindi un circolo vizioso in cui le cellule diventano resistenti all’insulina e viene prodotta sempre più insulina per mantenere il glucosio stabile (cosa che provoca un brusco calo di zuccheri).

Quando ci sono troppi zuccheri nel sangue, l’ipotiroidismo rallenta la risposta dell’insulina, per cui il glucosio è più lento a raggiungere le cellule per produrre energia; l’insulina inoltre si scompone più lentamente, e questo spiega perché le persone con diabete e ipotiroidismo hanno bisogno di meno insulina. Poiché l’ipotiroidismo rallenta l’assorbimento del glucosio sia nel sangue che nelle cellule, un esame ematico potrebbe mostrare livelli normali ma la persona avrà comunque sintomi di ipoglicemia.

In generale l’ipotiroidismo è associato a livelli di glucosio più alti del normale, ma alcune persone che seguono la terapia standard per ipotiroidismo e che hanno anche livelli depressi di cortisolo potrebbero avere crisi ipoglicemiche; per questo è importante testare il cortisolo prima di prendere gli ormoni tiroidei.

Il trattamento medico a base di ormoni tiroidei non funziona sui soggetti ipoglicemici che non sono anche ipotiroidei.

In sintesi, è molto difficile distinguere i sintomi dell’una e dell’altra condizione. La soluzione migliore è non accettare la diagnosi di ipoglicemia a meno che i sintomi non coincidano al 100% con quelli legati al glucosio basso. Dietro una diagnosi di ipoglicemia potrebbe infatti nascondersi uno scompenso tiroideo o un disturbo depressivo, specie in presenza di sintomi atipici.

Fonti:

  • Why Do I Still Have Thyroid Symptoms When My Lab Tests Are Normal? di Datis Kharrazian
  • The Thyroid Solution di Ridha Arem
  • Tired Thyroid di Barbara S. Lougheed