Tiroide e iodio

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Lo iodio è un minerale fondamentale per la salute dell’uomo.
Va assunto con l’alimentazione e lo possiamo trovare prevalentemente nel cibo di origine marina come frutti di mare, aragosta, granchio, ostriche e alghe. Ne sono ricchi anche i latticini e gli alimenti vegetali che provengono da aree geografiche in cui questo minerale è presente nel suolo (di solito vicino al mare). Lo troviamo poi in discrete quantità anche nelle uova e nel pane.
Lo iodio è presente in misura minore anche nella frutta (ad esempio le fragole), frutta secca (noci) e nella verdura.
La fonte principale rimane però il sale iodato.
Maggiori informazioni sullo iodio alimentare sono disponibili qui.
Il fabbisogno giornaliero di iodio per le donne è di 150 mcgr, che sale fino a 250 mcgr per le donne incinte; più in generale il dosaggio raccomandato varia da 150 a 200 mcgr al giorno. Questo dosaggio può essere facilmente superato seguendo la dieta americana e la dieta mediterranea oppure usando il sale iodato.

Iodio e tiroide

Una tiroide sana utilizza lo iodio assunto col cibo come materia prima per sintetizzare i suoi ormoni. Difatti, i numeri 3 e 4 in fT3 e fT4 si riferiscono al numero di atomi di iodio presenti.

La carenza di iodio è comune nelle aree del mondo in cui la presenza nel suolo di questo minerale è scarsa. In queste zone e anche nel resto del mondo viene fatta prevenzione distribuendo il sale iodato. Il sintomo più evidente della carenza di iodio è formazione del gozzo, vale a dire l’ingrossamento della ghiandola, che aumenta di dimensioni in seguito alla sovrastimolazione data dal TSH per cercare di assorbire maggiore iodio nel tentativo di produrre una sufficiente quantità di ormoni.
Nelle aree del pianeta povere di iodio ambientale e alimentare, oltre il 50% della popolazione ha il gozzo. Poiché il funzionamento della tiroide del feto dipende dallo iodio fornito dalla madre, le donne che vivono in queste aree possono partorire bambini con ritardo mentale.

In linea generale, molti concordano nell’affermare che troppo iodio causa ipotiroidismo e ipertiroidismo a seconda dei casi, mentre troppo poco causa gozzo e ipotiroidismo.

Iodio e autoimmunità tiroidea

Benché non ci siano basi scientifiche a riguardo, si specula che l’eccesso di iodio possa essere alla base delle malattie autoimmuni e del cancro della tiroide; questo spiegherebbe l’aumento dell’incidenza di queste malattie specie negli USA e in Giappone dove il consumo di alimenti a base di iodio è molto alto. Se si assume troppo iodio con la dieta, questo verrà intrappolato dalla tireoglobulina, una grande proteina presente nella tiroide, all’interno della quale vengono prodotti gli ormoni tiroidei. Alti livelli di tireoglobulina iodata fanno reagire il sistema immunitario e la tiroide di conseguenza si infiamma, come accade nella tiroidite di Hashimoto. L’aggravamento della tiroidite autoimmune in seguito alla somministrazione di alte quantità di iodio è stato dimostrato da studi su animali.

Troppo iodio quindi può innescare lo squilibrio tiroideo, che si tratti di ipertiroidismo o ipotiroidismo.
Alcuni individui inoltre hanno una predisposizione genetica che li rende maggiormente sensibili agli effetti dello iodio alimentare e ambientale (radiazioni incluse), e in queste persone lo iodio può essere la prima causa dell’autoimmunità tiroidea. Queste persone dovrebbero evitare l’eccesso di iodio, minimizzando l’uso di sale iodato. Secondo le raccomandazioni del dott. Ridha Arem, questi pazienti dovrebbero limitarsi a 500-600 microgrammi/die. Lo iodio è controindicato nei gozzi nodulari e multinodulari.

Iodio come terapia per l’ipertiroidismo

L’ipertiroidismo consiste nella sovrapproduzione di ormoni tiroidei; dal momento che l’elemento usato per produrli è lo iodio, si potrebbe pensare che ridurre lo iodio dovrebbe far sì che la tiroide produca meno ormoni.
In pieno contrasto con quanto affermato nel paragrafo iodio e tiroide, secondo altre fonti l’ipertiroidismo potrebbe essere causato esattamente da una carenza di iodio e per tale ragione questo minerale potrebbe avere proprietà terapeutiche sull’ipertiroidismo.
Questo perché nei pazienti con malattia tiroidea autoimmune (sia ipo che iper) avviene un’autoregolazione anormale dello iodio. Supplementare iodio in questi pazienti non modifica l’organificazione dello iodio, ma se da un lato può aggravare l’ipotiroidismo nei pazienti con tiroidite di Hashimoto, dall’altro può migliorare l’ipertiroidismo in quelli con morbo di Basedow. Secondo uno studio, i pazienti con morbo di Basedow sono maggiormente sensibili agli effetti inibitori dello iodio farmacologico rispetto ai soggetti normali, e questo rende il trattamento efficace in alcuni pazienti. Lo iodio farmacologico può quindi migliorare l’ipertiroidismo perché blocca il rilascio di ormoni tiroidei (fonte).
I primi studi sulle proprietà dello iodio sull’ipertiroidismo sono iniziati nel 1800, con casi di remissione ottenuti somministrando tinture di iodio ai pazienti (maggiori informazioni sono disponibili su questa pagina).
Questo fatto è confermato da uno studio del 1988 secondo cui lo iodio inibisce la generazione di perossido di idrogeno nei follicoli tiroidei, un passo importante nell’organificazione dello iodio con le molecole di tireoglobulina. Interferendo quindi con questo legame organico, lo iodio impedisce la formazione e il rilascio di ormoni tiroidei dalla tiroide, facendo diminuire immediatamente i livelli di ormoni in circolo. Questo spiega i casi di remissione dal morbo di Basedow oggetto di studio.

Attenzione a queste fonti di iodio

Sono sconsigliati gli integratori multivitaminici sintetici contenenti iodio. Gli integratori contenenti alghe a volte sono tollerati, altre volte no.
È sconsigliato anche l’uso eccessivo di sale iodato. Introdotto per combattere la carenza di iodio, potrebbe ironicamente essere la causa dell’aumento esponenziale di casi di autoimmunità tiroidea nei soggetti con una certa predisposizione genetica.
L’eccesso di iodio può verificarsi anche dietro esposizione con gli agenti di contrasto usati nei raggi X (esami radiografici, aeroporti, ecc.).
Lo iodio è inoltre presente in alcuni farmaci e può causare problemi. Ad esempio l’ingestione cronica di espettoranti contenenti iodio inorganico per malattia polmonare può causare gozzo e ipotiroidismo. Lo stesso effetto si ottiene col glicerolo iodato e l’amiodarone, che possono rendere ipo o iper a seconda dei casi. Curiosamente, nei luoghi del mondo dove lo iodio ambientale è scarso, l’amiodarone causa più casi di ipertiroidismo che di ipotiroidismo.

Conclusione

È evidente che la questione è quantomai controversa.
L’unica certezza che abbiamo è che sia la carenza che l’eccesso di iodio hanno un ruolo cruciale nello sviluppo sia dell’ipotiroidismo che dell’ipertiroidismo, ma anche nel trattamento di entrambe le condizioni.
Questa controversia mette in crisi anche i medici, che sullo iodio non sanno mai cosa rispondere. C’è chi dice di limitare l’apporto di iodio e chi dice che lo iodio non c’entra nulla.

Chiaramente va cercato un equilibrio, evitando sia il troppo che il troppo poco. Ricordiamo infatti che lo iodio è fondamentale per vivere e non va quindi escluso completamente. Le fonti alimentari di iodio organico (escluso il sale iodato) sortiscono effetti clinicamente rilevanti solo se consumati in quantità eccessive, quindi non ha senso escludere completamente gli alimenti che lo contengono. Il consiglio generale è quindi di consumarlo con moderazione e porre attenzione alle fonti sintetiche, al sale iodato, ai farmaci/integratori e allo iodio ambientale. Esiste infine un test delle urine per verificare quanto iodio viene espulso e permette quindi di capire se il paziente è carente di questo minerale.