Tiroide e selenio

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Il 22 Giugno 2001, durante l’83° edizione dell’Annual Meeting of the Endocrine Society di Denver, Colorado (USA), la dott.ssa Barbara Gasnier disse che il selenio può interrompere il progredire delle malattie autoimmuni della tiroide, soprattutto nelle fasi iniziali. Secondo i ricercatori, la carenza di selenio contribuisce notevolmente all’insorgere e all’aggravarsi delle tiroiditi autoimmuni. In particolare è stata dimostrata la correlazione fra selenio basso e aumento degli anticorpi anti-TPO (che sono alla base della tiroidite di Hashimoto).
Il selenio è fondamentale anche per il corretto funzionamento del cervello, del sistema immunitario e altre funzioni vitali.

In Europa è stato riscontrato un calo di selenio ematico nella popolazione; questo potrebbe spiegare l’aumento dell’incidenza di cancro e malattie cardiovascolari, oltre ai disturbi della tiroide. Il motivo potrebbe essere l’errata alimentazione, ma è anche vero che diversi batteri (sia interni all’organismo che ambientali) necessitano di selenio per sopravvivere. Se questi proliferano, possono consumare tutte le riserve di selenio lasciandoci carenti.

Senza selenio l’organismo non riesce a convertire abbastanza T4 in T3; quest’ultimo è l’ormone tiroideo maggiormente attivo a livello cellulare. Per questo l’integrazione di selenio è fortemente raccomandata in tutte le persone che hanno un disturbo della tiroide (che si tratti di ipotiroidismo o ipertiroidismo). Il selenio può inoltre contribuire a prevenire il cancro alla tiroide.
Il selenio è utile anche per migliorare i sintomi dell’esoftalmo, se questo non è particolarmente grave. Inoltre, riduce i pericolosi radicali liberi (che sono uno dei fattori alla base dell’infiammazione).
Non sono ancora noti gli effetti del selenio su altre malattie autoimmuni.

La maggior parte degli individui può ricavare la dose giornaliera raccomandata
di questo prezioso oligoelemento mangiando una o due noci brasiliane non tostate al giorno, oppure consumando gli altri alimenti che contengono selenio.

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as of 10 novembre 2018 7:42

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Le persone con un disturbo tiroideo potrebbero però avere bisogno di un integratore da prendere secondo indicazione medica (di solito una capsula al giorno durante il pasto).
Occhio però a non esagerare! Si ritiene che il dosaggio massimo tollerabile di selenio sia di 400 mcg; oltre gli 800 diventa tossico.
I principali effetti di un avvelenamento da selenio sono: stanchezza, dolore addominale, diarrea, danno ai nervi e infertilità (oltre a un danneggiamento della stessa tiroide).

Un dosaggio quotidiano che va da 50 a 100 mcg esercita già un’importante azione antiossidante. Prendere selenio con 200 mcg di selenito di sodio può abbassare gli auto-anticorpi della tiroidite di Hashimoto e ridurre l’infiammazione della ghiandola.

NB. Sebbene all’inizio si possa manifestare un incremento dei processi di conversione da T4 a T3, sembra che prendere selenio senza abbastanza iodio possa portare ad una diminuzione della sintesi di T4. Iodio e selenio dovrebbero quindi essere integrati in modo equilibrato.

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Riferimenti: Serum Selenium Levels in Patients with Remission and Relapse of Graves’ Disease, Department of Endocrinology, Diabetes and Rheumatology, University Hospital Duesseldorf, Duesseldorf, Germany. Med Chem. 2007 May;3(3):281-4. Author(s): Tina Wertenbruch, Holger S. Willenberg, Cornelia Sagert, Thi-Bang-Tam Nguyen, Maryam Bahlo, Joachim Feldkamp, Claus Groeger, Derik Hermsen, Werner A. Scherbaum and Matthias Schott.

Informazioni tratte dal libro The Thyroid Solution di Ridha Arem.